Bello il distretto di Suna - ha l'odore delle spezie e del sole. Il pigro vai e vieni di anime colorate e meno colorate che fanno di questo paesaggio, una meravigliosa corolla in primavera. Poco più in la - la foce di quella spiazzola che è l'oasi, s'apre per riprendere la propria via alla volta del ben più caotico baazar. E lungo questa foce possiamo vedere diversi baracchini; uno, nel cuore pulsante della movida - ospita giovani ninja e kunoichi pronti ad abbandonarsi al lascivo fiume della bisboccia - chiassosi, divertenti, la classica compagnia di giovani che si ritrovano dopo un lavoretto svolto con pura mediocrità. Un baracchino dall'altro lato di quella stradina, invece, da su due localetti che noi definiremmo /da spiaggia/ - tipo dei piccoli lido dove è possibile mangiare del junk food nipponico vario - ed uno che vende drink e frutta fresca. E' da quelle fila di persone che sbuca un piccolo shiba - paffuto. Come un terremoto, zompetta proprio tra i nostri protagonisti. Ma gli occhietti nocciola vanno alla ricerca di Nobu, muovendo la sua coda ricciolina proprio per lui. Cercherebbe di saltargli addosso, con la linguetta a penzoloni di lato - ed un piacevole luccichio negli occhi. [momo: https://cdn.discordapp.com/attachments/728671987932856423/821809069488209998/momo.PNG]
Lascia morire lì la questione, fosse una missione normale lo avrebbe già sotterrato al rossino, eppure è lì in qualità di indagine per conto della shinsengumi, non può permettersi di fare casini come far fuori qualcuno solo perché gli ha fatto una battutina e non l’ha digerita, cane rabbioso com’è. Si trattiene per ora e al massimo, se sta ancora arrabbiato, poi torna su al piano dove ha la camera con Nene e si vendicherà con manate poderose, o meglio, dato che ha già il chakra impastato, palmo mica troppo gentile su quelle natiche! Ha senso la divisione dei ruoli suggerita da Dyacon e a quanto pare nessuno dei tre è stato presente alla serata incriminata. Brancolano sostanzialmente nel buio e appunto era troppo tardi. Annuisce, cominciando ad avviarsi proprio verso quel palcoscenico, lasciato ancora lì per vedere appunto se ci fosse ancora qualche indizio che non fosse stato stuprato dagli anbu o dai passanti durante quei giorni, fa per fare i primi passi sugli scalini e poi succede esattamente quello che non doveva succedere: Momo. Può coprirsi e nascondersi quanto vuole, camuffarsi per non farsi riconoscere in quel quartiere dove è cresciuto ma Momo lo conosce, lo riconosce anche solo dal modo di camminare, dal profumo che ha naturale. Si volta vedendo quello Shiba inu corrergli incontro, riconoscendolo ovviamente da quel culetto a forma di pesca che appunto ha decretato il nome che hanno scelto per lui. Sbianca, diventa più bianco di Rasetsu stesso. Palpebre che si spalancano, bocca che si serra con i denti che digrignano tra di loro e quando Momo gli arriva, appoggiando le zampe posteriori sulle cosce, scodinzolando, Nobu si vede che è in difficoltà. Labbro inferiore che viene morso, forte fino a perforarne le membra e la carne. Goccia di sangue che ne bagna l’epidermide color cioccolato. Respira a pieni polmoni, esalando quello che potrebbe essere benissimo l’ultimo respiro che Nobu può avere. Se Momo è li vuol dire che sono presenti anche Nora o Manabu… è un problema. Allunga la destra ad accarezzarlo, a farsi annusare il palmo, quell’odore che è così familiare. < Vai via Momo, non puoi stare qui! > Guardando frasticamente attorno se qualcuno stesse per arrivare o se riconosca qualcuno proprio. I di lui occhi ruotano di nuovo verso l'alto per via dell'ammonizione che gli giunge direttamente da Dyacon. <Quando e se mi andrà.> La qual cosa allude al fatto che potrebbe menarlo, quindi si ritiene capace di far qualcosa del genere. A proposito dell'assassinio e di quanto rinvenuto, il rosso scrolla le spalle. <Ho visto un tizio allontanarsi in fretta, ma mi sono preoccupato della pergamena che aveva tra le mani e del cadavere che, tra l'altro, dovrei analizzare a breve.> Appena riesce ad avere tutti i permessi ovviamente. Glielo rende noto perché potrebbe tornare utili agli astanti, ma di base non possiede chissà quali informazioni utili. In verità, non se n'è neanche interessato più del dovuto. Non ancora. Non si sente neanche in dovere di commentare le loro chiacchiere a proposito degli Anbu, dell'assassino in generale, preoccupandosi soltanto di precederli e di intrufolarsi verso la parte sottostante del palco. E' piuttosto stretto e lui, per quanto mingherlino, è un po' alto. Un cane pare sfrecciare in mezzo a loro, un animaletto al quale Rasetsu non darebbe neanche tanto peso, storcendo le labbra con far schifato. Di fronte, ha forse una delle razze più belle del mondo e a lui non piace, capito? Vi glissa, preoccupandosi di chinarsi sulle inferior leve in modo da piegar poi il busto in avanti. Cerca di portare le mani innanzi onde evitare di barcollare o perdere l'equilibrio, il che sarebbe piuttosto naturale se teniamo conto che la sua agilità non è delle migliori. Ma in generale, è un foglio che vola via col vento. <...> Bofonchia qualcosa di poco comprensibile, probabilmente un insulto in direzione della mamma d'uno dei due che oggi l'accompagnano in quella missione. Promuoverebbe il di lui moto innanzi, acquattatosi come poc'anzi asserito, abbassando persino il capo ed incassandolo tra le spalle con l'unico problema di non aver calcolato affatto le distanze col soffitto o con qualche trave che vi passi al di sotto. Tanto che... [ Sdong! ] ...la testa vuota suona come una campana la domenica mattina, facendogli vedere le stelle per un momento. E forse qualcosa di luccicante qualche metro più avanti. Arrancherebbe come un sorcio in mezzo ad una fognatura putrida e puzzolente, ma con un obiettivo in testa: raggiungere quel luccichio. [ Chakra ON ] L’oscurità e la notte sono gli alleati per eccellenza della movida in generale. Anche di quella più piccola e intima che si è creata nell’oasi di Suna. Infatti, gruppi di persone riunitesi a fine lavoro o solo per voglia di perdersi, fanno chiasso da diversi baracchini disposti lungo i lati della strada principale. < Che poi… > Parla da solo? Oppure coinvolge in quei pensieri detti ad alta voce anche Nobu e Rasetsu? Chissà. < …vorrei sapere perché diamine stiamo cercando dei maledetti strumenti musicali. Che nesso avrebbero con l’omicidio? > Difficile immaginare che il serial killer abbia colpito la vittima con una tromba, un clarinetto o una chitarra acustica date le ferite d’accoltellamento ritrovate sul cadavere. Sono lì per quale motivo? < Uh? > Sbatacchia una paio di volte le palpebre nell’ accorgersi dello sgattaiolare di un cane tra le loro gambe. L’osserva dall’alto verso il basso, sorridendogli appena. Ha sempre avuto un debole per gli animali, soprattutto i gatti. Nota come lo Shiba Inu abbia una certa confidenza con il terzo membro della squadra: Nobu. Resta per qualche secondo ad osservarli, prima di distogliere l’attenzione e portarla sulla struttura del palcoscenico. Inizia la fase di perlustrazione dal lato destro, squadrando ogni minimo anfratto, ogni minimo buco dove ipoteticamente si possono esser infilati gli strumenti. Qualora ancora lì. Le calzature da shinobi affondano nella sabbia e, in alcuni punti, la suola del piede destro verrebbe mossa da manca a dritta, spostando lo strato superficiale di quell’elemento. Magari uno degli oggetti che stanno cercando è stato sepolto dalla sabbia durante quella tempesta? Tutto è possibile. Meglio indagare a fondo e non lasciare nulla al caso. < Ma che… > Sente le vibrazioni espandersi lungo i vari tubi in ferro che costituiscono l’intelaiatura del palcoscenico. Il motivo? La craniata data dal Kokketsu contro l’ossatura del luogo principale dell’evento. < Le corna Rasetsu. Le corna… > Lo percula senza neanche troppi giri di parole, ghignando in modo sadico nel godere del dolore altrui. Intanto si lascia alle spalle la parte destra, spostandosi nella zona posteriore. Anche qui gli occhi color ametista pongono particolare attenzione ad ogni cosa. [Chakra ON]Momo, è questo il suo nome. Non è niente di più che una macchiolina in questa serata dove i nostri eroi sembrano impegnati in una delle missioni correlate a questa storia del killer. Una bava di tempo tiepida ci riporta all'estate - ma è un sussurro talmente fallace da consolarci e trascinarci via. Momo, pesca, qualsiasi sia la buffa storia che lo porta quì a questo spiazzaletto fuori dal mondo - tuffa il proprio musetto di panna nel palmo dell'altro. Il tartufo vibra umido - il musetto s'accerta titubante che lui sia effettivamente chi gli aveva ricordato - ed eccolo! E' lui! La linguetta si muove con foga dandoli due leccate sul palmo, e due lungo le dita - mordicchiandogli pigramente i polpastrelli, nel classico modo giocoso. L'oscillare furioso di quel ricciolino posto proprio al di sopra della sua peschina sembra arrestarsi quando da dietro una coltre di persone una testa dalle tonalità grigioblu. Solo una sfumatura. Un brusio. " Momo? " Ha la voce stanca - probabilmente sta rincasando adesso da un lavoretto part-time, una figurina che si mischia nel passaggio delle varie persone. Che si guarda attorno, sì, ma nella direzione opposta a quella del gruppetto. " Momo!? " Sola. Con il suo sacchettino pieno di rosa e rossi dragon fruit, uno di questi le riempie il palmo minuto. Portato al naso. Ha un buon profumo. Lo shiba, invece - tra Dyakon e Ryuuma, gira scodinzolante - contento - sembra aver trovato qualcosa che cercava da molto tempo. "WOF! MRRR WOF!"
Il problema che si stava realizzando è lì e risponde alla voce che lo stava chiamando a quel piccolo cane di taglia media, per Rasetsu e Dyacon è anche mediamente conosciuto dato che sua madre, Nora, la persona alla quale appartiene quella voce, tiene un blog su di lui, il vostro Tofu-chan di naruto per intenderci. Una scarica di terrore, elettricità pure corre lungo tutta la spina dorsale, a partire dall’ippotalamo fino all’osso sacro , facendolo rabbrividire. Era andato li due giorni prima con Nene per farsi forza e per concentrarsi, solo per fare quella missione la, con il rischio che appunto potesse succedere questa cosa. Va bene se non ci fosse stato Momo a riconoscerlo, magari con il fatto che i suoi genitori non lo vedono da tanto, con una maschera magari non lo avrebbero riconosciuto, ah, illuso Nobu. Pensa, riflette in mezzo al panico e la cosa che gli viene in mente, la luce, l’unica che ha nel suo buio più totale gli viene in mente: Nene. Ne approfitta che Momo si va a fare un giretto verso gli altri due colleghi di missione che forse o meno, dipende quanto sono tecnologici, possono riconoscere quel cane che è famoso per i vari meme, come quello con la fetta di pane in cassetta in testa. Occhi di ghiaccio che si depositano proprio in direzione di quella voce, perfetto, è ancora lontana e ha una vista molto inferiore alla sua considerando quanto tempo passa davanti agli schermi. Mani che immediatamente vanno a comporre i sigilli della capra, di nuovo. Occhi che si chiudono, neanche per pensare, non gli serve pensare , tentare di ricordarsi di lei. È la sua ossessione, è sempre presente nei suoi pensieri, come quella volta nella VR dove era intrappolato, vede Nene in ogni cosa, questo è quanto è ossessionato dalla Doku. Chakra che dovrebbe essere espulso proprio per ricoprirne il corpo con quella patina, plasmandola per assomigliarle, no, per prenderne le sembianze in prestito. Gambe lunghe come autostrade, pelle che perde quel colorito in cambio della totale assenza di pigmentazione. Guance che si colorano appena di rosso con l’arcata del naso che diventa variopinta, come un pollock, bagnato da quelle lentiggini timide. L’undercut a caschetto lascia il posto a un taglio poco più lungo, alle spalle, dello stesso colore, nero. I tratti del viso si fanno più delicati, morbidi ma con qualche accenno di maturità, stessi accenni presenti nel petto con quell’abbozzo di seno mentre le anche sono poco poiù larghe. Veste, ora nei panni di Nene, una gonna nera, a vita alta, arrivando fino a metà della cosce. Mantenuta all’interno delle pieghe una camicetta rosa con quello che è un nastro a fiocco dove si sta il papillon dfi solito per i maschi. Gemelli e bottoni imperlati ad adornarne i dettagli come quel colletto decorato. Sulle braccia la texture è diversa, lasciandole appena visibile le braccia sotto, un see through leggerissimo. Le gambe sono inoltre coperte da dei gambaletti, parigine nere con la piega sopra il ginocchio a forma di muso di gatto mentre ai piedi ha delle platform nere semplicissime. Non ha tempo per guardarsi attorno alla ricerca di tracce comunque ormai talmente vecchie che non ha senso cercare, forse serviva un inuzuka o forse momo stesso…[Ch 18/20][Trasformazione in Nene] [outfit: https://i.pinimg.com/564x/91/fb/da/91fbda32a79fe43936bf34f339db93f1.jpg - perchè la conosco, è roba sua] Le corna. Le corna son proprio quelle che ha sbattuto contro l'impalcatura. Lo ha sentito il dolore ma quel luccichio ha fatto sì che potesse prestare attenzione ad esso più che al dolore percepito. Un bernoccolo rosso e fumante si gonfierebbe sul di lui capo, ma gli occhi verdastri restano ancora coinvolti da quel luccichio. Avete presente le gazze ladre? Stessa cosa. L'impalcatura sopra di sé trema ma a lui non interessa. Potrebbe anche crollare da un momento all'altro, ma il suo obiettivo resterebbe soltanto quello di non capitombolare e rimanere sepolto nelle sabbie. <Sta zitto, pelapatate col culo!> Ce l'ha di nuovo con Dyacon ovviamente, ignorando quel velato insulto secondo le quali la sua piccola serpentella lo abbia tradito, quand'è invece certo il contrario. E' lui solitamente quello che commette i reati più impuri ai danni della sua anima gemella. Quindi, anziché tenere conto del suo compagno o di chiunque altro, allontanatosi dagli altri e dunque non riuscendo a badare al cagnolone che è rimasto con Nobu, il rosso non farebbe altro che avanzare. Tuttavia, ad un certo punto, non riesce più a muoversi per via d'alcune assi - forse cadute durante la tempesta - che rendono lo stesso palco probabilmente non del tutto solido qualora ne giungesse una seconda di lì a breve. Cerca di aggrapparsi ad una delle assi più vicine, qualche sbarra metallica che potrebbe reggere quei cinquanta chilogrammi da bagnato. Stendendo l'arto mancino, si rende conto che andare oltre risulta essere complicato. Per questa ragione, vorrebbe muoversi con qualche asso nella manica, adoperando il suo cervello una volta nella vita. La mano destra s'aggrapperebbe attorno alla struttura, sollevando un ginocchio contro due tubi incrociati, facendo aderire il petto magro ad un altro che passa in maniera orizzontale di fronte ad esso. Si protenderebbe innanzi, adesso, facendo affidamento sull'arto mancino e promuovendo dalle proprie labbra dei mugugni di fastidio, per via dello sforzo. Qualora riesca poi nel movimento finale, vorrebbe spingersi oltre, probabilmente con le natiche rivolte all'aria, capace di strappare anche quei pantaloni che oggi ha indosso. Le dita dovrebbero finalmente ed infine avvilupparsi attorno al clarinetto, tirandolo subito verso di sé e dissotterrando lo strumento dalla sabbia, per quanto possibile. Sarà probabilmente sporco, impossibile da usare, ma quanto meno può dire d'averlo recuperato. <L'antico clarinetto andava portato in salvo!> Quello era il vaso, ma sorvoliamo. La botta in testa potrebbe aver causato ulteriori danni celebrali, aggiungendoli a quelli che già aveva. Non resta che tornare indietro camminando a ritroso. [ Chakra ON ] La sabbia resa fredda dall’abbassamento delle temperature con l’arrivo della notte, s’insinua tra le sue calzature da Shinobi, regalandosi una sensazione di freschezza quando viene a contatto con le piante dei piedi. Sogghigna ancora nel ripensare alla capocciata data da Rasetsu contro il telaio del palcoscenico, almeno fin quando non gli cammina di nuovo tra i piedi quell’esemplare di Shiba Inu, Blocca il suo incedere nei pressi dell’angolo sinistro della struttura, quello che unisce la parte posteriore e, appunto, il lato mancino. < Non eri dall’uomo mascherato? > Sussurra, utilizzando un tono di voce quieto e pacato, riferendosi a Nobu. Lo ha ribattezzato così non avendo un nome o delle generalità su cui far affidamento. Abbasserebbe il baricentro, piegandosi sulle ginocchia e far gravare il peso sulle sole punte dei piedi, visto l’alzarsi dei talloni. Le natiche verrebbero quasi a contatto con il terreno sabbioso, mentre le gambe si aprirebbero di poco verso i lati così da dare a quella posizione a rana una stabilità maggiore. Anche la giara color ocra posta dietro la schiena, sfiorerebbe l’elemento che custodisce tanto gelosamente. < Allora? Come ti chiami? > Sta parlando realmente con un cane? Va bene la vicinanza con Keiga, ma il Sabaku non ha l’innata dell’Inuzuka. Eppure ci prova lo stesso. D’altronde lo sanno tutti: gli animali tirano fuori il lato più idiota degli essere umani. Sia nel bene che nel male. < Non sei solo vero? > Il capo ruota a destra e a manca alla ricerca dell’eventuale padrone o padrona. Gli occhi color ametista vagano, prima di venir attratti da un bagliore, figlio del riflesso della luna su un qualcosa di lucido. < Bravo… > Quel moto festante di Modo avrebbe riportato alla luce un qualcosa che fino ad ora era passato inosservato. La mano sinistra s’allungherebbe verso la testa dell’esemplare di Shiba Inu, cercando di accarezzarlo, mentre la gemella - destra - dipanerebbe le dita e smuoverebbe la sabbia nel punto da cui ha visto provenire quello sbrilluccichio. < E bravo cane… > Non conoscendone il nome, lo chiama in modo generale, non sapendo che il quadrupede di fronte a lui è una star di ninjagram con tanto di profilo social. Lui, che di social e internet non ne capisce niente e odia tutti, è ignaro di ciò. Ma se ne frega, attirato ora dall’oggetto che andrebbe a riesumare dopo aver scavato tutt’intorno. Cosa ne tirerebbe fuori? Una tromba. < Tsk! > Schiocca la lingua sul palato, sorridendo in modo soddisfatto alla scoperta appena fatta. Prenderebbe lo strumento musicale e poi si riporterebbe in eretta postura, distendendo gli arti inferiori verso l’alto. Missione compiuta, anche e soprattutto, grazie all’aiuto di Momo. [Chakra ON] [X] Trasformazione che riesce (?) con ora le sembianze di Nene in un outfit da Loli, in un universo parallelo dove prende i vestiti da sua sorella Naomi. Sicuramente sarebbe contento Fuji a vederla così! Di certo Nobu non si schiferebbe ma torniamo a lui e agli strumenti musicali. Si volta a guardare Dyacon e Rasetsu che a quanto pare sono stati blessati dal doggo della fortuna. Lui invece niente da fare, a quanto pare la chitarra era particolarmente costosa considerando la musica che facevano e si sa, i chitarristi sono spesso i donnaioli delle band, magari qualche fan se l’era intascata o meno, di sicuro non era sul palco che era stato già bello che pulito. Si lascia uscire un sospiro. Stremato mentalmente da quella serata, da quell’incontro che non si aspettava di avere. La voce esce come quella di Nene in quel sospiro. Si nasconde, guarda in giro da qualche parte ma niente da fare. Si rialza, dandosi un paio di colpetti con la mano sulle frange della gonna a vita alta. Beh, tutto sommato non è andata così male, due dei tre strumenti sonos tati ritrovati, magari la chitarra avrà più fortuna cercandola sul mercato nero o in qualche negozio di usato, probabilmente sarà stata già venduta ed effettivamente era stata rubata, le magie non può farle. Sicuramente i due riporteranno gli oggetti ritrovati a chi gli ha dato la missione, per quel che gli riguarda non ha motivo di cercarlo ulteriormente dato che sulla scena del crimine non è presente. Alza le spallucce, ora minute, sane anche se qualche sera prima Nene era a casa, scassata. Scende dal palco, alzando di nuovo la voce che esce comunque docile < Momo! Vieni dai, non infastidirli oltre. Nora ti sta già chiamando, non farla preoccupare! > lo richiama per poi aspettare che arrivi e lasci stare gli altri due, probabilmente facendoli allontanare dato che hanno portato a termine la loro missione. Indietreggia sino a portarsi all'esterno, attento questa volta a non sbattercele di nuovo le corna dato che potrebbe lasciarci anche il cervelletto attaccato. Non lo reputa il momento migliore per doversi pure preoccupare delle cure, privo però delle mani terapeutiche che un buon medico dovrebbe saper usare. Manterrebbe salda la presa attorno al clarinetto, avvicinandolo al petto cosicché possa assicurarsi di non perderlo. Una volta rimessosi in piedi, non farebbe altro che divaricar le gambe per evitare di sprofondare nella sabbia, ripulendosi anche i vestiti con la mano libera e assicurandosi di non aver la sabbia anche nel buco del-- ci siamo capiti. <Dove cazzo siete voi scansafatiche? Io a farmi il culo sotto quel palco, a momenti mi fracasso il cranio e voi, invece? Non servite a niente. Dovrebbero darmi anche la vostra paga!> Borbotta infastidito, come suo solito tra l'altro. E' letteralmente dall'inizio della missione che infastidisce gli altri più del cagnolone attirato da Nobu. Ed è proprio lo Hyuuga che andrebbe a cercare, se non fosse che si sia trasformato e agli occhi del Kokketsu appaia irriconoscibile. <Bah.> Fa spallucce, adocchiando invece Dyacon al quale s'aggrega. Sia mai che possa portarlo poi a bere qualche goccio per fargli distendere i nervi, seppur sarei a mia volta propensa a rompergli la giara in fronte. Sta di fatto che il suo dovere lo ha portato a termine, gli interessa soltanto questo oltre alla possibilità d'allontanarsi dalla oasi per tornare nel settore kusano. [ END ]E forse il nostro piccolo shiba non sa' come rispondere alla domanda del Sabaku, ma quando solleva il musetto ad inseguirne i movimenti e prendersi i suoi migliori complimenti - può veder una medaglietta tondeggiante con su' tre numeri di telefono, ed un nome: Momo, ovvero - come detto dal nostro cioccolatino preferito, Pesca. Il tintinnio metallico attira l'attenzione - così come quella testolina che avevamo citato poco prima - sembra stropicciarsi gli occhietti stanchi. Una donna matura - certo - ma dall'età portata bene in un viso stanco ma pulito - un longbob ordinato, una camicetta bianca ed una gonna a tubino tipica dalla mise d'ufficio. Il cardigan color fiordaliso le svolazza lungo le spalle e lungo i fianchi pizzicati di carne. Il sacchettino ciondola nell'avambraccio, pigro - ed eccola che come inquadra la corvina in cui s'è trasformato Nobu e Dyacon che s'avvicina a quello che ora come ora - parrebbe proprio il suo cane. Una corsetta, svelta - allungando la mancina a riprendere Momo nel guinzaglio. " Oh, scusate.. " Gentile, il tono di voce - le arriccia le labbra in un broncetto. Deve avere qualcosa che l'avvilisce, o forse parliamo solamente di qualche pensiero di troppo. Ma quale madre può farsi vanto di non aver crucci? Nonostante le labbra si facciano vestito di un sorriso radioso - il riflesso vacuo degli occhi raccontano tante storie differenti. La fortuna vuole che il suo esser distratta, o forse troppo stanca - l'abbia esulata dal verbiare del fu' Nobu. Coglierebbe il collare del cagnolino e - rialzando le spalle che aveva abbassato per agganciarlo - si fermerebbe prima su Dyacon e poi su Nobu. Solo dopo, di sfuggita, verso Rasetsu. " Ultimamente è irrequieto, non saprei proprio come mai. " Cerca di scusarsi, con un piccolo sospiretto. " Oh, sì... Non ho molto. " Gli occhi s'abbassano sul sacchettino di plastica, sui dragon fruit -- ed eccole arrivare il lampo di genio. Uno viene colto e consegnato a Nobu, nei panni della sua compagna corvina. " ahah -- in realtà erano per mio figlio... " Si lascia andare un soffio di voce, quasi rea di sentimenti che le rendono l'animo candido, inviolabile. Nostalgia. Preoccupazione. " Ma non credo... Ecco, penso che anche oggi non verrà a trovarmi. " Nora, il suo nome - è stato già detto, citato, l'ha riconosciuta. E come potrebbe esser altrimenti. C'è del malinquore e del buon animo, tendendo un altro frutto verso il Sabaku. E raccolto il buon Momo, saluterebbe entrambi - tornando sulla strada del fruttivendolo, tanto... Nemmeno oggi vedrà suo figlio. Sarà meglio dormire, magari domani...
La vede di nuovo arrivare lì, camminare in sua direzione, talmente innamorato da essere codardo, non la può affrontare, non ce la fa. Ci sono voluti due giorni per essere lì oggi a prepararsi mentalmente per fare questa missione cacata proprio all’oasi dove è cresciuto, proprio per la paura di essere riconosciuto. Per quello aveva quella maschera che Rasetsu ha preso tanto per il culo, tutto ha un motivo. Ascolta quelle parole, la ascolta scusarsi. No mamma, non devi scusarti non lui, con loro, non sono nessuno di degno delle tue scuse. < Da quando esattamente se posso chiederglielo? Sono stati giorni turbolenti e pericolosi con questo serial killer in giro. Presti attenzione.> le parla con quella voce prestata nonostante non esce pulita e cristallina ma tremante. Si piega ad accarezzare ancora Momo, gli era mancato quel cagnolone tutto bava e coccole, inutile legarlo. Così come gli manca sua madre, il calore che anche adesso, nei panni di una sconosciuta gli sta dando, suo padre che ogni giorno esce e torna a casa con la schiena spaccata perché lavora nell’edilizia dopo che hanno perso tutto con la caduta di Suna. Gli mancano terribilmente. Scusa mamma, tuo figlio è qui davanti a te ma non ha il coraggio di farsi vedere, farsi riconoscere perché tuo figlio è cambiato e ha paura che tu non lo accetti più con l’animo così brutto e oscuro che ha adesso, per non parlare di papà, ormai diventato tutto l’opposto delle virtù con la quale lo hanno cresciuto. Non ce la fa, non si trattiene, tutta la sua forza mentale è impegnata a mantenere la concentrazione e il controllo su quel velo di chakra, lasciando zero forza di volontà per controllare le emozioni, le quali fanno bagnare la gote minuta destra con una lacrima che solca il viso, pesante come un mattone, neanche avesse una densità molecolare pari al tungsteno. È una lacrima di tanti anni, maturata, invecchiata, è una lacrima di chi convive con il proprio limite e che accetta quel dolore a malapena, sapendo che se dovessero vederlo ora, conoscere ora, non lo accetterebbero. Scusa Nora, scusa Manabu e scusa Momo… questo Nobu che ha preso i vostri nomi in prestito non è vostro figlio e quel dolore che ora state provando è decisamente inferiore a quello che potrebbe recarvi Nobu facendosi vedere perché allora capireste che vostro figlio è morto… che Ryota è rimasto a Suna. Già, Ryota, il nome che hanno scelto per lui diciottoanni fa, scritto con il kanji della forza e rinnegato dal momento che ha scoperto che non è più forte, che non ha il controllo sui suoi demoni esterni, che non è più appunto quel Ryota, il loro. Da allora si fa chiamare Nobu, Fede appunto, speranza di poter tornare ad esserlo. Non trattiene le lacrime che scorrono, emozionato, fosse stato suo padre forse si, conoscendo com’è un uomo tutto di un pezzo, di quei padri che si sacrificano e sono severi perché ti amano. Quelle lacrime sono la massima dimostrazione di affetto, un amore familiare represso ma sempre presente. Ingoia, addolorato, con più fatica di quando si ha la tonsillite. Guarda quella mano con quel dragon fruit rosso, il suo preferito. Chissà quanti ne hai dovuti buttare aspettando tuo figlio invano. Le sorride, scuotendo il capo, alzandosi in piedi per poi prenderle quella busta dalle mani. Ci penso io mamma. Voce che esce di nuovo flebile e instabile. < La aiuto. Perché non mi racconta di suo figlio nel frattempo. Tra l’altro sbaglio o lui è Momo-chan?> glissa sul discorso, accompagnandola, stando sempre dietro di un passo anche se la strada la sa a memoria, il suo corpo e la sua mente non se lo sono dimenticati: palazzo sulla destra della fontana, lato del tempietto, trentatreesimo piano, la prima porta sulla sinistra. [End? Sto soffrendo, non lo so…]