Seppur il villaggio comune permetta a chiunque di viver come vuole, pare che non ci sia giorno in cui poter star tranquilli. Nana e Ryoma, l'uno di fronte all'altra, per un motivo che in molti stenterebbero a reputare tale, si stanno affrontando. Ciò ch'è facilmente intuibile ad un occhio anche poco attento è il fatto che non si tratti d'un allenamento. Attivata correttamente l'innata Kokketsu, Psycho-queen si ritrova circondata da un'aura violacea e dalle goccioline di sangue che cadono al suolo a causa della ferita da lei aperta. Ryoma preferisce piuttosto scoppiare a ridere, permettendole d'attaccarlo direttamente e di fargli non poco male. La lancia generata dalla fanciulla ne penetra immantinente lo stomaco. La velocità del costrutto è superiore anche alla capacità del ragazzo, avendo il Chakra spento, di vederlo partire. E' consapevole quanto meno d'essere stato colpito poiché ne smorza il fiato, fa sì che questo per un attimo manchi completamente. Qualora l'avesse colpito al centro del petto, poteva star sicuro di rimanerci secco e si sarebbe trattato meramente di un one shot. Lo stomaco viene perforato, il sangue cremisi sgorga a fiotti dalla ferita e sporca anche il costrutto di Nana che ancor permane al suo interno fintantoché l'utilizzatrice non l'avrà richiamato indietro. Spinto dalla forza dell'oggetto scaraventandogli addosso, Ryoma giace ad un metro dalla sua precedente posizione, con la schiena poggiata al suolo e gli occhi rivolti al cielo. Il male che avverte all'addome è piuttosto invalidante, potrebbe risultare un problema non indifferente l'attaccare successivo, qualora voglia anche solo provare. Inoltre, c'è da considerare che il Chakra spento è sempre debilitante quando si viene feriti, poiché le difese corporee sono minori del previsto [ - 34PV ]. Il sangue non viene arrestato, ma accade qualcosa di particolare. Il sangue della lancia, giacché il costrutto si trova a contatto con il plasma altrui, considerata anche la ferita aperta di dimensioni notevoli, inizia un lento percorso. Da quel buco nello stomaco, quest'ultimo sarà il primo organo a venire intaccato. Si tinge di nero. Come un'infezione, non farebbe altro che diramarsi, dando vita a quel potere demoniaco che può essere trasmesso anche se l'ospitante non vuole. Qualora Nana tentasse un uso ulteriore della tecnica, non ci sarebbero problemi. Sta di fatto che quei filamenti di sangue, mossisi quasi avessero vita propria, proseguono il lento percorso nel corpo ospitante. Non se ne accorgerà in un primo momento, poiché il dolore è già espanso in quella zona. Eppure... non è un problema da poco. [ GO! - Turni: Nana - Ryoma ]
E fu così, in quel modo sadico, che la biondina riversò tutta la propria rabbia su quell'uomo, uno sconosciuto che aveva parlato troppo. Probabilmente, se si fosse trovata in un momento migliore, magari più felice, della propria vita, non avrebbe reagito in quel modo. Magari, lo avrebbe semplicemente ignorato, lasciandolo annegare nella sua stessa superbia. Diciamolo chiaramente, anche l'animo della genin è ricolmo di superbia. Se da un lato quell'uomo ha pensato di essere superiore ai Kokketsu, denigrandoli, chiamandoli 'esseri' ed augurando loro la morte, la biondina, a sua volta, in quanto Kokketsu, si è sentita superiore a lui. Forse quell'incontro è stato uno stupido scherzo voluto dal destino, in fin dei conti. E quella lancia della superbia, dunque, penetra la carne di quell'uomo, senza che quest'ultimo si difenda. Si volterebbe, la biondina, osservando la propria opera d'arte. Adesso sì che sente quell'euforia che tornerebbe a scorrere velocemente all'interno del proprio corpo, invadendo ogni singola cellula. Gli occhietti verrebbero quasi chiusi in due fessurine, il sorriso si allargherebbe in modo inquietante, lasciando intravedere quei canini appuntiti. Entrambe le manine verrebbero poggiate sulle proprie guance, in un'espressione estremamente euforica. < Non so neanche cosa sia, la pietà > il tono della voce è divertito. Come se l'altro le avesse appena dato proprio ciò che lei voleva. Eppure, è vero. Lei non ha idea di cosa sia la pietà. Nessuno è stato mai pietoso nei suoi confronti, neanche la vita, che alla tenera età di cinque anni le aveva portato via i genitori. Forse è proprio per questo che il caos l'aveva plasmata: perché nessuno le aveva mai mostrato pietà. E lei, a sua volta, non l'aveva mai mostrata agli altri. Adesso, i piedini avanzerebbero e quell'aura violacea che la circonda avanzerebbe insieme a lei. Vorrebbe avvicinarsi a quell'opera d'arte, per osservarla più da vicino, per godere maggiormente del proprio sadismo, ma anche di quello altrui. < Nani? Non ti è bastato? > chiederebbe, arrivata, ormai, a circa cinquanta centimetri da lui. Ma quella distanza verrebbe maggiormente ridotta dalla biondina, che piegherebbe dapprima le ginocchia, abbassando il proprio baricentro. Si metterebbe a gattoni, chinandosi sull'altro, per avvicinare le proprie labbra all'orecchio sinistro del proprio interlocutore. < Ne vuoi ancora? > sussurrerebbe, quasi sensualmente, tentatrice. Ovviamente, non ha idea di cosa stia succedendo al corpo dell'altro, non può saperlo. Non può sapere che quello scherzo del destino è molto più grande di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Perché quell'uomo, da colui che odia i Kokketsu, sta divenendo un odiato a propria volta, un membro di quello stesso clan al quale poco prima ha augurato la morte. E la biondina, semplicemente, tenderebbe la mano verso quella lancia ben affilata. La acchiapperebbe, ma non per tirarla fuori, bensì per muoverla all'interno dello stomaco altrui. Prima in senso orario, poi in senso antiorario. Prima in su, dopo in giù. Oh, sì, quel gioco le piace parecchio. [Chakra 27/30][Kokketsu I][Ps 97/100] Il nero sangue della biondina lo attraversa da parte a parte, il fiato manca per un singolo attimo tanto è il dolore provato da un simile attacco, potente e incisivo abbastanza da scaraventarlo a terra, un singolo metro è quel che basta ma se un comune essere avrebbe urlato disperato contorcendosi per quel male primordiale provocato, lui no. Il cremisi esce dal corpo provocando un lento dissanguamento, le viscere bucate bruciano immensamente ma il sorriso non svanisce ne la risata che perdura nel tempo accompagnata da quelle parole ben precise e marcate. Tutto ciò è meravigliosamente dolorante, un sofferente piacere che ne eccita il corpo e la mente non riuscendo a trovare nulla di negativo, neanche il dissanguamento improvviso <Aahahahahahahaha> ride piano con quel poco di fiato rimastogli allargando le labbra il più possibile, tossendo e sputando sangue in aria, sangue che ricade sul viso sporcandolo ulteriormente, inghiottendone qualche goccia <La pietà è ciò che accompagna i deboli e gli indecisi> voce strozzata, parole dettate con infinita lentezza ricercando forze ulteriori per proseguire un divertente gioco iniziato da una volgare ragazzina del nuovo mondo priva di eleganza, portatrice del sangue del traditore. Troppo devastato anche solo per poter pensare di reagire ma chi vuole farlo? Perchè reagire quando può bearsi di tutto quello, totalmente inconsapevole di ciò che sta avvenendo nelle viscere e dell'infezione del nero sangue, una mutazione che lo avrebbe portato ad essere colui che tanto odia e tanto detesta. Difficile è il moto del capo dell'Otatsu il quale permane fisso sul cielo nonostante le cobalte provino ad abbassarsi per seguire il movimento di Nana <Il piacere non deve finire mai> dirsi soddisfatto è una blasfemia, una bestemmia verso il mondo e l'operato del rosso in quel laboratorio ma la biondina non arresta il passo portandosi sempre più vicina, a gattoni in prossimità dell'orecchio percependone la sensualità vocale, ridendo e, ora, scrutandola più da vicino <Oh si, puoi fare di peggio> la fantasia viaggia, la mente elabora, molte cose possono essere fatte. Un tentativo viene portato avanti, quello di alzare il braccio cercando di poggiarlo sulla spalla della ragazzina, portare le cobalte in quelle altrui focalizzandone lo sguardo, notandone un sadismo simile al suo <Hai provato anche tu un simile piacere...> ridendo per l'ennesima volta sfogando in quella maniera la sofferenza di una ferita ora torturata dal movimento del costrutto e dell'espandersi dell'infezione.L'infezione continua il suo lento percorso. Il dolore comincia a spostarsi verso il fianco, risalendo immantinente verso quello che è il centro motore del suo corpo. L'adrenalina fa il suo sporco lavoro, occultando al cervello altrui la sensazione dolorosa che sta invece patendo. Anche per via della sua considerazione nei confronti del male che avverte, risentirà poco della spiacevole sensazione, non potendo però far a meno di contorcersi un minimo a prescindere dal piacere masochistico che avverte. L'atto fondamentale avviene a causa di Nana che, avvicinandosi, pretende ancora di provocargli male. Ne allarga i lembi della ferita, generando ulterior perdita di sangue ed un aggravamento costante. La lancia ondeggia, scaricando nuovi lampi di dolore che vengono in parte occultati dall'adrenalina che continua a circolare a grandi dosi lungo il corpo di Ryoma [ -10PV ]. La vista inizia ad offuscarsi. Il chakra disattivato continua ad essere piuttosto debilitante per il ragazzo. Ciò che Nana può invece notare è che qualche stilla di sangue altrui, fuoriuscente dalla ferita, sta iniziando a miscelarsi con il sangue nero immesso tramite la lancia che continua a sostare all'interno della ferita. Non v'è perdita di sangue eccessiva qualora non decida di smuovere ancora quella lancia, ovviamente. Si sa che è meglio non togliere il coltello dalla piaga se non si ha un opportuno modo per tamponarla e arrestare l'emorragia. Una goccia nera, una rossa. Potrebbe tranquillamente provenire dalla sua lancia. Inoltre, qualcuno lì attorno, adocchia la scenetta poco distante. In un primo istante, avrebbero pur detto che quei due stavano allenandosi, ma la situazione precipita nel valutare come Nana si dimostri ben più sadica. Che sia il caso di chiamare gli sbirri? Non ci metterebbero comunque molto ad arrivare. Lo sguardo spaventato del ragazzino dai capelli verdi e le lentiggini resta piantato sulla biondina, la quale potrà ovviamente accorgersi di lui a circa una decina di metri da sé. [ GO! ][ Turni: Nana - Ryoma // Valutando le azioni di Ryoma che tende a non difendersi né ad attaccare, per ora manteniamo gli stessi turni. Qualora ci fosse un cambio da parte del PG, provvederemo ad invertirli ]
Lei manipolatrice, lui manipolato. Lei serpente, lui preda. Eppure, in fin dei conti, sono solo entrambi delle vittime. Vittime del destino. Un destino al quale piace giocare con le vite altrui. Un destino sadico, che si diverte davanti a tanta arte. Ed anche quei due, nonostante siano due vittime, si stanno divertendo. Perché non possono far altro, se non divertirsi. Perché altrimenti verrebbero schiacciati entrambi dal peso delle loro vite. Ed allora, è meglio trarre piacere dal dolore. Perché il dolore è ciò che accompagna i loro giorni. E' il loro amico più fidato, colui che mai li abbandonerà. < E' così > sussurrerebbe, con ancora quell'espressione sadica stampata in volto < La pietà è dei deboli. Ed io non sono debole > Quella è la frase che si ripete ogni giorno. 'Io non sono debole'. Perché, nonostante tutto, lei è ancora lì. E' come se fosse il suo mantra, come se volesse lei stessa convincersi di quelle parole. Come se non conoscesse altra cosa, se non il caos. Ed al proprio orecchio, arriverebbe la frase finale dell'uomo. E si sa, se si ha sempre provato dolore, ad un certo punto, non si può far altro che renderlo proprio. Il suo non è mai stato un dolore fisico, bensì interiore. Spesso si pensa che un dolore interiore non possa essere paragonato ad un dolore fisico. Si pensa che il dolore fisico sia peggiore da sopportare, tant'è che potrebbe portare, spesso, alla morte. Eppure, quando ad una bambina di soli cinque anni vengono strappati i propri genitori, non può essere considerato quel momento stesso una morte interiore? < Ho provato dolore > farebbe una pausa, rispondendo alle parole altrui, per poi riprendere < e ne ho tratto piacere >. Perché, proprio con la morte interiore, il caos l'ha divorata. E l'ha resa ciò che oggi è. Una ragazzina che pensa solo a se stessa. E che trae piacere dal sadismo. Gli occhietti, adesso, si sposterebbero verso la propria opera d'arte. Verso quella ferita, dalla quale sgocciola del sangue. La cosa curiosa, però, è che il sangue non è solo cremisi, bensì anche nero. Che il proprio costrutto si stia lentamente sfaldando? Guarderebbe incuriosita la scena, ma, proprio in quel momento, si accorgerebbe che qualcuno, a sua volta, sta osservando i due sadici. < Kyoshiroo! > urlerebbe un nome puramente casuale, come se volesse far capire al ragazzo che lei, in realtà, conosce l'uomo che ha appena ferito. < Devo portarti subito in ospedale! Perdonami, quel colpo è stato troppo violento > fingerebbe, è brava in questo. < Riesci a rialzarti? > Ed adesso la mano destra si poggerebbe sulla spalla altrui, cercando di aiutarlo a rialzarsi. E, proprio in quel momento, sussurrerebbe < Qualcuno ci sta osservando >. Di certo, non vuole avere problemi con la legge. Anche perché porta con sé un po' d'erba all'interno delle tasche dei pantaloni! [Chakra 26/30][Kokketsu I][Ps 96/100] Uno spasmo involontario smuove gli arti inferiori portandoli a contrarsi per un aumento consistente del dolore, denti digrignati mentre raggiunge il livello di sopportazione ma cenno alcuno di lamentela, non vi è traccia facendo permanere quel sadico sorriso di chi ne vorrebbe ancora. I muscoli interi del corpo iniziano quel lento processo di contrazione, la figura stessa comincia a percepire il vero dolore del dissanguamento e della ferita che ella va ad alimentare con il proprio movimento della lancia la quale allarga il danno permettendo al liquido cremisi di sgorgare ancor di più all'esterno unendosi a quello nero. Il processo infettivo è tutt'ora in corso portando la vista a sbiadirsi, la stessa Nana è sfocata dinanzi ai suoi occhi, sta perdendo i sensi lentamente eppure resistere è fondamentale e si, il non attivare il chakra lo ha indebolito ulteriormente ma perchè farlo ora quando a malapena può muoversi? No, troppo tardi per reagire, troppo presto per morire, l'ultima cosa che desidera fare <Lo vedo. Nei tuoi occhi riesco a vedere me stesso, ragazzina> decenni a separarli ma tanto simili nel passato e nel modo di vedere la vita, di come hanno sofferto per poi reagire divenendo ciò che sono ora, amici e colleghi del dolore e della sofferenza tramutandola nel più estremo dei piacere. Lei è come lui, lui è come lei, ironico il modo in cui il destino lo abbia messo sulla strada dei Kokketsu, rendendolo simile a loro ma portandolo ad odiarli dal profondo. Quale ironico piano presenzia nella mente del fato, una burla od un glorioso futuro? Tutto ciò è pregno di eccitamento, l'ignoto e l'avvento in un tempo sconosciuto. Parole ultime di Nana a conferma dello specchio dell'anima dinanzi a se, quell'inconfondibile sguardo non può che essere accompagnato da una simile rivelazione, estrema per molti ma banale e scontata per l'Otatsu, non vi è altra via se non quella passata da entrambi <E non puoi più farne a meno> perchè una volta provato il piacere scaturito dal dolore e dalla sofferenza, tornare indietro risulta impossibile; più potente di una droga, la più grande delle dipendenze che l'essere umano possa mai ambire a conoscere, la dipendenza dal sangue, dal suo gusto e dalla forza che esso è in grado di donare anche solo tramite il puro sguardo alla sua fuoriuscita. Il capo gira, poco manca alla perdita totale dei sensi per via di una resistenza non all'altezza di un simile attaccato e solo l'urlare di quel nome lo spinge ad osservare l'agire della quindicenne con straniamento ed incomprensione, se non fosse per quell'ultima frase capace di dare un contesto all'assurdità appena udita <Hai una mira che fa schifo ai Kami stessi, Amane> provando ad aumentare il tono di voce, portando avanti quella farsa e quel gioco con la stessa e medesima menzogna posta in essere della Kokketsu <Si che ci riesco, ma aiutami a fasciarmi> prima di tentare di avvicinare il viso a quello di lei, capo chino nascondendo le labbra e, sussurrando <Fallo sul serio e blocca il sangue, sia mio che tuo> rischiare di finire nei guai non è nei suoi piani odierni, troppo occupato per rispondere a delle domande.La tattica messa in campo da Nana, quella mera bugia atta in qualche modo a far credere che si tratti davvero d'un allenamento, fa tentennare il ragazzo poco distante. Egli pare ancor impaurito da quel che sta accadendo nei dintorni, compiendo un piccolo passetto indietro. <Oh.> Pronuncia soltanto, sbattendo rapidamente le palpebre, quando il sotterfugio di Nana viene rapidamente assecondato anche da Ryoma. I nomi sono inventati di sana pianta, il che sta a significare che, a prescindere da una denuncia o meno, quest'ultima non arriverà di certo sin da loro due a meno che le forze dell'ordine non decidano d'indagare. Per vostra somma fortuna, non vi sono abbastanza estremi per qualcosa del genere. La chioma verdina si allontanerà man mano, lanciandosi di tanto in tanto qualche occhiata dietro le spalle, accertandosi che l'uomo dal crine azzurro non sia in pericolo. Quando la ragazzina tenta d'aiutarlo o nel caso in cui Ryoma s'alzi da terra, sotto di sé lascerà il segno: sangue cremisi misto a quello nero della ragazzina. Le fitte iniziano a farsi debilitanti dal punto di vista fisico altrui. Il sangue nero ha raggiunto il cuore, il quale sta iniziando a pomparlo in ogni angolo del corpo. A causa della ferita profonda infertagli da Nana, oltre alle fitte che si fanno persistenti e che proseguiranno anche nei prossimi giorni a venire, durante l'avanzare verso l'ospedale la bionda si ritroverà a portarsi dietro un peso morto - o quanto meno svenuto. Tutto è bene quel che finisce bene? Ma quali saranno i risvolti del sangue nero su Ryoma? [ E N D ]
Gli occhietti, attenti, osserverebbero la situazione. Ormai s'è pronunciata e non vorrebbe attirare l'attenzione di qualcun altro, per cui decide di aiutarlo davvero, nonostante tutto. Ovviamente non lo fa per commiserazione, piuttosto per preservare se stessa. Osserverebbe velocemente la ferita, ma purtroppo non può far molto, dato che non conosce la medicina. L'unica cosa che è in grado di fare è manipolare ancora quel costrutto, ancora piantato allo stomaco altrui. E, dunque, modellerebbe quel costrutto a proprio piacimento, rendendolo più piccolo. Adesso quel costrutto misurerebbe circa trentacinque centimetri, o giù di lì, quanto basta per attraversare l'addome dell'uomo ribattezzato Kyoshiro, da parte a parte. Sfilandolo via, lo avrebbe sicuramente ucciso, quindi è meglio che ci pensino i medici a certe cose. Cose che, probabilmente, non fanno certo per lei. Finalmente, il ragazzino dai capelli verdi si allontanerebbe, credendo a quel siparietto messo in scena in pochi secondi. Adesso, aiuterebbe quello che sta diventando un proprio conclannato a rialzarsi. Dapprima, solleverebbe solo il suo busto, sfilandogli la giacca. Ma non per fare giochi perversi, attenzione! Difatti, legherebbe la suddetta giacca attorno alla ferita, stringendo per bene, per cercare di tamponare la fuoriuscita di sangue. Dopodiché lo aiuterebbe a sollevarsi del tutto. < Pesi > esclamerebbe la biondina. < Mi devi una coppa di gelato al cioccolato gigante con un sacco di panna sopra > una buona ricompensa per un lavoro del genere, no? Dunque, lo caricherebbe, per quel che può, sulle proprie spalle. Ovviamente, la differenza d'altezza tra i due farebbe sì che l'uomo praticamente strisci i piedi. Dopo averlo caricato del tutto, noterebbe, al suolo, la macchia lasciata: cremisi, misto a nero. Qualcosa oggi non ha funzionato? E' questo ciò che si chiede la biondina. Ma non sa che, invece, aveva funzionato eccome. Non c'è niente che non vada. E' solo il destino che si diverte a giocare con le loro vite. E, dunque, la genin trasporterebbe il peso morto di quell'uomo, ormai svenuto, verso l'ospedale, con non poca fatica. Le deve proprio un gelato gigante. [Chakra 25/30][Kokketsu I][Ps 95/100][2/4 modifica costrutto][END]