OFF:// DLIN DLON, Avviso di servizio. Ricordo ai presenti che giocare al di fuori delle mura di Konoha, da allievi, non è consentito. Finite pure la role, tranquillamente, ma cercate di ricordarlo la prossima volta ;) -Sakura-
[In mezzo agli alberi] La ragazza si vede sbucare due coltri di fumo proprio davanti gli occhi, o meglio, le precedenti copie di Hayato proprio davanti la faccia, rischia di cadere con la faccia spiaccicata al suolo a causa dell'improvvisa perdita di equilibrio, era fin troppo concentrata. Si spaventa talmente tanto che cade sui suoi stessi piedi dopo aver fatto qualche passo indietro. Cade, sbattendo il sedere sul suolo non particolarmente morbido, anzi parecchio duro. <Ahia... ma che diamine! Un po' di tatto!> Scatta in piedi, dolorante e si massaggia il sedere con le piccole falangi della mano sinistra. <Che razza di modi sono questi!> Da che pulpito viene la predica! Visto che è Hanako ad aver iniziato tutto questo, fissandolo per un po' senza fare la minima attenzione, in modo sconsiderato. Si è fatta scoprire velocemente. La bella fanciulla lancia uno sguardo di puro astio al vuoto, visto che ancora non riesce ad individuare dove si trovi il ragazzo, come sparito nel nulla. <Tu e la delicatezza non siete proprio amici.> Sbuffa mentre pulisce i larghi pantaloni con qualche gesto veloce delle mani. Si avvicina, con calma, iniziando ad uscire allo scoperto. Certo che si è spaventata davvero tanto, non si aspettava per niente una mossa simile o di venir presa in controppiede in una maniera simile, da delle coltri di fumo poi! Alla fine, la stalker è lei. Su questo non c'è dubbio. Sbatte gli occhi un paio di volte e poi si abbassa di scatto, facendo un inchino, per scusarsi. Sa che Hayato è nelle vicinanze, certo al momento non lo vede, ma è sicura che non sia andato molto lontano. Così facendo rischia praticamente di rimanere nuda, ma, non si muove per niente da quella posizione. Insomma, mai una gioia per Hanako. <Sei in mezzo agli alberi? In un posto simile non hai grande scelta di nascondiglio...> Ridacchia mentre si rialza. Si aggiusta velocemente la scollatura.La figura di un Anbu, a poco a poco, può essere iniziata a intravedere dai due Deshi che si trovano ai campi di addestramento. È uno dei due membri delle forze speciali che fanno la guardia sulla torretta e che, oggi, è di turno. Ha tutto in ordine, uniforme e maschera presenti per identificarlo come membro effettivo delle squadre speciali a servizio di Konoha e dell’Hokage. Inutile dire che i due sono stati beccati fuori dal villaggio. I passi si avvicinano tranquilli e a poco a poco eccolo che riduce la distanza dal duo, in tempo per osservare le due copie che si trasformano in fumo. <Mmh moltiplicazione. Dov’è il vostro coprifronte?> Voce modificata dalla maschera ovviamente. <Ragazzi se non siete ninja sarò costretto a prendere provvedimenti.> Lo dice, ma poi lo farà davvero o è solo per spaventarli? Molto probabilmente la seconda opzione, ma loro non lo sanno. <Nel caso il dovere mi impone di riportarvi al villaggio.> Serio nel parlare. <Vedete di finire alla svelta qualunque cosa stiate facendo, così vi riaccompagno.> E detto questo se ne starà fermo in disparte per tutta la durata della loro conversazione, allenamento o quel che è per poi riportarli indietro, al loro posto. [Ambient] [//OFF: primo ed unico faterello | vi ha già avvisati Sakura, io vi do anche un piccolo spunto di gioco, buona continuazione♥]
Rimane in ginocchio fino ad udire un tonfo a terra seguito da alcune parole di cui riconosce la voce. Tira un sospiro, se poi esso è di sollievo o altro non è ben definibile ma facendo un minimo di forza sulla gamba sinistra andrebbe a portarsi in posizione eretta. <Capisco perfettamente che stiamo entrambi studiando per diventare degli shinobi, ma mettersi a spiare qualcuno a quel modo non mi sembra un buon modo di approcciarsi sai?> Tono di voce atto a rispondere all'altra, mettendo in evidenza quello che è il suo punto di vista rispetto a quella faccenda. Con passi lenti uscirebbe dal suo nascondiglio, rivelandosi all'altra. Finalmente riesce a posare le sue iridi lilla sulla figura oscurata di Hanako, che è resa appena visibile grazie alla luce della luna. Unica fonte luminosa presente al momento, che con i suoi pochi raggi che penetran attraverso il fitto fogliame genera nell'aria un paesaggio veramente suggestivo. <Mi sembra scontato, dopotutto è una piccola foresta questa. Ombre, rami, cespugli, fronde. Questi sono i principali nascondigli forniti da questo luogo. Ma anche il fogliame a terra se usato in modo corretto rappresenta un'ottima mimetizzazione> Farebbe quindi per avvicinarsi a lei, sfoggiando il suo solito sorriso di cortesia con gli occhi che si dilatano di poco, andando ad alleggerire la sua solita aria di serietà. <Buonasera Hanako> Evidenzia quel sorriso accentuandolo per qualche istante e con movimenti accurati andrebbe a fare un piccolo inchino di cortesia, solo per accompagnare il saluto. Ma a quanto pare non c'è solo lei nei paraggi, infatti anche un ospite indesiderato si presenta. Gli occhi del giovane si assottigliano, abbastanza innervosito di essere stato scoperto. Tirando un sospiro di circostanza inizierebbe a spiegare all'anbu la situazione. <Uhm... Si, la moltiplicazione è opera mia. Mentre per il coprifronte ancora non ne disponiamo, siamo due Deshi> Incrocia le braccia davanti al petto, ascoltando con finto interesse il discorso sui provvedimenti e la scorta fino al villaggio. <D'accordo, finiremo in fretta> Finge di nuovo, andando anche a fare un piccolo inchino di falsa cortesia verso l'anbu in questione per poi rivolgere lo sguardo verso Hanako. Sarebbe inutile prendersela con lei, in fondo sarebbe stato scoperto lo stesso e di questo ne è pienamente consapevole. [Equip: Guanti Ninja, Avambracci][Chakra 16/20] <Oh beh...perdonami ancora...> Porta una mano fra i capelli neri e lisci, scompigliandoli leggermente mentre osserva la nuova figura indesiderata. Un Anbu. Fa un altro piccolo inchino, come se fosse un abitudine ormai. <C-ci perdoni!> Sbatte le lunghe ciglia scure un paio di volte, come a voler addolcire la cosa. <Finiremo presto e t-torneremo al villaggio!> Balbetta mentre abbassa lo sguardo al pavimento. Si sente in colpa. Forse ha fatto troppo rumore e si è fatta scoprire dall'Anbu per nulla?! Sospira e porta la mano sinistra sulla spalla destra, sovrappensiero. Si sente una combinaguai. Ne combina di tutti i colori praticamente tutti i giorni, dalla mattina alla sera. E se fosse un fastidio per il povero Hayato? Scuote la testa. Fa qualche passo verso il ragazzo come ad incitarlo ad andare via, del resto quell'uomo gli incuteva parecchio terrore e non voleva di certo discutere con un Anbu. E' l'ultima cosa che voleva. Un sospiro prolungato, come a voler esprimere tutte le emozioni negative dei giorni precedenti. Si sente quasi un macigno all'altezza del petto. <H-Hayato? Hai intenzione di rimanere ancora qui per caso? Devi far qualcosa?> I suoi occhi girovagano per il posto, ormai non si vede praticamente più niente. <V-vuoi andare da qualche parte?> Adesso fissa il cielo, ammira le stelle in maniera entusiasta. Una cosa strana decisamente strana. Hanako è riuscita ad invitare qualcuno a fare qualcosa di diverso. Prende un profondo respiro, ascoltando le scuse altrui ma ormai il danno è fatto e non si può certamente provare a fare altre bravate. <Ah puoi stare tranquilla, non ho intenzione di prendermela con qualcuno per cose così frugali> come sempre, il suo registro è spaventosamente alto e pacato. Apre il marsupio che ha legato alla cinta, estraendone una maglietta bianca a maniche lunghe, parecchio sgualcita a causa del modo grossolano in cui è stata inserita lì dentro. <Veramente sono venuto qui con l'intenzione di allenarmi nella pratica del taijutsu, ma ormai sono stato scoperto e non c'è molto che io possa fare> procede quindi a sfilarsi i guanti ninja, riponendoli nel marsupio, poi fa lo stesso con gli avambracci, slacciando le cinghie che li tengono fermi al loro posto. Si volta di spalle, ignaro di ciò che sta per fare e soprattutto a chi. le mani afferrano la canotte dietro la testa, andando a sfilarla e rivelando quelle due enormi cicatrici all'altezza delle sue scapole. Lui ricorda bene dove se le è procurate, così come anche il motivo che è lì presente a sua stessa insaputa. La ragazza potrà ben vedere quelle cicatrici e potrà farne le dovute conclusioni. Dopo aver riposto la canotta nel marsupio avvolta in modo grossolano, procede ad infilarsi quella maglia a maniche lunghe, coprendo quindi la sua schiena. <Temo di non avere idee al momento, vorresti visitare qualche luogo in particolare del villaggio? Una volta lì posso accompagnarti senza alcun problema> Propone con la sua solita aria gentile e cortese, lasciando che la sua piacevole voce si spanda nel silenzio di quel bosco notturno, con l'anbu che sta aspettando al fine di scortarli al villaggio e con tutta probabilità segnalare il fatto a chi di dovere. Una seccatura in più per l'aspirante shinobi.[Chakra 16/20] Osserva ogni singolo movimento di Hayato, dallo sfilare i guanti fino a togliere la canotta. Inizialmente arrossisce, poi in seguito si accorge di due enormi cicatrici all'altezza delle scapole, facendo estrema attenzione a non fissarlo troppo. Trasale quasi, sente i brividi scuoterle la schiena. Porta una mano alla testa, qualcosa non va, proprio per niente. All'improvviso sente qualcosa riaffiorare... qualche ricordo? Un flashback? Sono praticamente gli stessi che fa quasi tutti i giorni. Contengono sempre due bambini che giocano. E' tutto molto confuso, quindi effettivamente non capisce quasi niente. <Sono stata io a farle?!> Urla senza pensarci due volte, ancora non del tutto cosciente delle sue parole, come se si trovasse in uno stato di trance. Spalanca gli occhi e per poco non si soffoca con la sua stessa saliva. <Cough cough...> Prende un grande respiro, preoccupata mentre sente la gola pizzicare. Abbassa di poco il busto. Vede l'Anbu trasalire mentre sta quasi per soffocarsi da sola. Scatta e afferra Hayato per le spalle. Lo scuote per qualche secondo. <Come te le sei fatte quelle?!> Perché è tanto preoccupata per delle cicatrici che non sono nemmeno le sue? Fa qualche passo indietro. <Cough cough...Scusa... non so nemmeno perché perché ti ho aggredito così...> Smette di tossire in modo definitivo. <Ci conosciamo già?> Chiede dopo parecchi minuti di silenzio passati a riflettere. <Oltre all'Accademia, ci siamo già incontrati? Sai, da quando mi sono trasferita, fino alla morte dei miei genitori, ho perso molti ricordi che riguardano la mia infanzia...> Lo fissa con serietà, poi lo sguardo balza verso le cicatrici. Il suo viso è praticamente sconvolto, i sensi di colpa la stanno tormentando. E' terribilmente confusa e potrebbe anche svenire senza pensarci due volte visto che la testa le duole da impazzire. Lo sguardo si assottiglia ancora di più verso la ragazza, soprattutto in quel momento in cui inizia a delirare. Gli occhi diventano due fessure e l'espressione diventa seria, decisamente troppo seria anche per lui. <è impossibile> Nudo e crudo, il tono di voce che nonostante sia sempre pacato, adesso è più duro e conciso. Rimane fermo ed immobile ascoltando quello che la ragazza dice, aspettando che finisca prima di fare le dovute domande. <Dunque soffri di amnesia a lungo termine, episodi riguardanti la tua infanzia> Porta le braccia al petto, incrociandole e mettendole conserte. <Io ho una buona memoria, ma sinceramente non mi ricordo di te. E se proprio ci tieni così tanto a saperlo, me le sono procurate molto tempo fa, al villaggio. Quando ancora ero un ragazzino e prima di iniziare la mia nuova vita. Ricordo bene quella scena, un'impalcatura che cade e dei lunghi capelli neri. Ho spinto quella figura lontano e poi il buio. Quando mi sono svegliato, avevo queste cicatrici> Sorvola ed omette tante cose, soprattutto quelle legate alla sua famiglia e lo fa con tutta la consapevolezza. Tuttavia è molto scettico riguardo quella storia così confusa. Infatti la sua memoria è intatta solo fino al momento dell'incidente, il dopo ed il prima è sfocato, soprattutto la figura che crede o immagina di aver salvato da quel destino che ha deciso di prendere sulle sue spalle. <Porgo i miei ossequi per i tuoi genitori, ma non capisco per quale motivo ti assumi colpe che non sono tue. Non ricordo chi fosse quella persona e probabilmente non lo scoprirò mai. Fatto sta che saperlo o meno non cambierà la mia vita. Ormai ho preso le mie scelte e quello che è stato fatto è indelebile. Il resto è irrilevante> Freddo, decisamente molto freddo in quest'ultima parte, nonostante il tono di voce rimanga sempre cristallino ed acceso. [Chakra 16/20] Grazie alle parole di Hayato, la giovane Hanako sembra iniziare a ricordare qualcosa, anche se al momento è concentrata sull'improvviso cambio di rotta del ragazzo, o meglio, del suo carattere. Alza un sopracciglio, scettica. Alza le spalle. Sembra quasi che lui si stia nascondendo sotto una maschera, anche se non ne capisce minimamente il motivo. Perché fingere di assomigliare a una persona che non sei tu? Perché cambiare parti del proprio carattere? Scuote la testa e segue con precisione le parole del ragazzo dai capelli argentati. In un certo senso lo sta ignorando talmente è concentrata. <Un'impalcatura dici?> Sgrana gli occhi e qualcosa le viene in mente, sempre meno confuso, i ricordi si fanno più reali, le facce assumono un aspetto più umano, i visi adesso più riconoscibili di prima. Alza all'improvviso, senza il minimo pudore, buona parte del top, scoprendo quasi del tutto lo stomaco. Indica, picchiettando più volte, una piccola cicatrice posta sul fianco sinistro. Non è un segno particolarmente visibile a meno che non ci si presta una particolare attenzione. <E' per questo che mi ritrovo questa cicatrice?> Così rischia soltanto di confondere l'altro ragazzo. Nel mentre i flashback si fanno strada nella testa della fanciulla, uno dietro l'altro, vividi, come se stesse rivivendo la stessa scena. Alza lentamente la mano destra mentre il suo viso quasi si illumina. Con un dito si indica da sola mentre inclina di poco la testa verso sinistra. <Quella bambina sono io?> Domanda a se stessa, anche se con tutto quello che le è passato per la testa è praticamente certa di quella risposta. Un sorriso amaro attraversa il suo viso. Annuisce all'altrui domanda, anche se è stato egli stesso a dire che si trattava di un'impalcatura. Rimane fermo, immobile, impassibile a tutta la scena. Forse è la prima volta che la sua vera natura esce fuori allo scoperto. Totalmente insensibile, cinico e spietato. Tratti della sua personalità che sono presenti, sempre, in ogni sua parola ed in ogni suo gesto anche se celati maledettamente bene, anche grazie al suo registro estremamente elevato che aiuta a nascondere e celare i suoi ragionamenti. <Temo di non poter rispondere alla tua domanda. Potresti essertela procurata in altri modi, non so nulla del tuo passato e pertanto non sono in grado di aiutarti a riguardo> Chiaro e conciso nelle sue parole, ma dentro di lui inizia a farsi strada l'idea che una vaga possibilità che sia lei persista. <Non posso risponderti. Non ricordo oltre di quel giorno. C'era una figura sotto un'impalcatura. Ho avuto una sorta di brivido e agendo d'istinto l'ho spinta via. Aveva lunghi capelli neri che coprivano il volto ma avendo io dieci anni all'epoca sono trascorsi altri dieci anni. Quella persona sarà sicuramente cambiata di aspetto e riconoscerla ora mi è impossibile, anche perchè non ricordo neanche il suo volto> Umetta le labbra passando su di esse la lingua con un gesto incredibilmente rapido. Gli occhi puntano e fissano insistentemente la ragazza, ignorando l'anbu lì presente nei paraggi. Sposta il peso sulla gamba sinistra, muovendo di poco il corpo in quella direzione e lasciando andare la schiena, si poggia ad un albero. <Il particolare più rilevante che posso fornirti è una sorta di striscia azzurra. Un nastro forse, che legava quei capelli. Nel momento in cui l'ho spinta, quel nastro si è tolto ed è scivolato via, liberando dei lunghi capelli corvini. Dopo, quell'impalcatura mi è sicuramente caduta addosso. Dopo non ricordo più nulla> In parole povere, l'unica che possa sviscerare la verità sull'accaduto è lei. La sua memoria è la chiave di tutto e scoprire la verità su quel giorno non dispiacerebbe neanche a lui. In fondo tutto è cominciato lì, l'inizio della sua vita fatta di vergogna e rancore, che poi è sfociata in vendetta e riscatto. Pura determinazione. [Chakra 16/20] Si illumina nuovamente mentre tira fuori dalla tasca dei lunghi pantaloni parecchio larghi, un nastro. Per la precisione, un nastro azzurro. Un po' scolorito, però tenuto davvero bene, quasi come se fosse un tesoro. <Non so perché l'ho sempre tenuto con me, un po' come se fosse il mio tesoro.> Lo stringe fra le dita e lo rigira parecchie volte. Lo rimette velocemente in tasca, con quel leggero venticello non vuole di certo perderlo. <Ti assicuro che questa non è una cicatrice qualunque. E poi parli tanto di capelli corvini, guarda bene i miei e dimmi di che colore ti sembrano.> Incrocia le braccia al petto e con un leggero sbuffo inizia a mordersi il labbro inferiore. <E' da almeno dieci minuti che la mia mente lavora su un flashback dietro l'altro, e ti posso assicurare che quella bambina sono io, Hayato.> Scuote la testa, è decisamente diverso da quando era solo un bambino. Soprattutto la parte caratteriale. Porta le mani dietro la schiena e inizia a dondolarsi spostando il peso da una gamba all'altra. <Sei cambiato tanto, sembri un'altra persona.> Sorride leggermente. I sensi di colpa si fanno sentire. <Non ti riesce sempre bene fingere come hai sempre fatto fin ora.> Alza le spalle e in seguito le braccia al cielo per stiracchiarsi. L'Anbu li sta ancora osservando. Riafferra il nastro dalla tasca e si avvicina velocemente verso il ragazzo. Proverebbe a consegnarlo senza pensarci due volte. <Puoi vedere da te.> Sorride, un sorriso molto apprensivo. Poi il suo sguardo cade nuovamente sull'Anbu impiccione. <Se vuoi continuare a parlarle credo sia meglio cambiare posto, o meglio, rientrare.> Sospira. <Tieniti il nastro. Un regalo.> Si avvicina di più all'Anbu e gli fa un piccolo cenno per far capire che stanno finendo. Rimane ad osservare i gesti della ragazza e quando estrae quel nastro azzurro ha un flash. Un lampo che gli scorre nella mente, davanti agli occhi. Un abbaglio, una visione. Uno scatto, le mani in avanti. Una spinta, il nastro che vola via, quei lunghi capelli corvini che si agitano. Un volto, delicato e due occhi azzurri che lo guardano. Poi torna il buio. Porta la mano destra davanti al suo volto, con gli occhi che si sgranano. La respirazione aumenta improvvisamente e diventa quasi affannosa. <Quel naestro azzurro> Solleva gli occhi, lasciando che l'occhio sinistro con il tatuaggio si posino sulla fanciulla. <Quegli occhi azzurri> Sposta lo sguardo a terra, sgomento, con la mano destra che continua a tenersi sul volto. <Quei capelli corvini> Chiude gli occhi, mentre l'immagine prima sfocata di quel giorno diventa sempre più nitida. Una bambina, dai lunghi capelli corvini legati con un nastro azzurro e occhi celesti. Giocavano insieme, ma poi qualcosa accadde. Un gesto rapido ed istintivo, prese il suo posto. Si sacrificò per lei. Le mani che spingono la fanciulla via, lontano dal pericolo. Il nastro che sfila, scivolando nell'aria fino a toccare terra. Lo sguardo stupito di quegli occhi azzurri e i lunghi capelli corvini che si spandono nell'aria. Poi, un tonfo ed il buio. <Eri tu> Gli occhi rimasti come spiritati per diversi secondi, si alzano verso di lei. La mano destra si allontana dal volto, mentre un sorriso amaro come il veleno si presenta sul suo volto. L'espressione sconvolta, lentamente scema in una più tranquilla. <In dieci anni le persone cambiano Hanako, è inevitabile> Alza lo sguardo, senza alzare il capo e lanciando un'occhiata impregnata di rancore e determinazione. <Inevitabilmente impari dai tuoi errori, dalle esperienze e dagli insegnamenti che ricevi. Il mio passato mi ha reso ciò che sono oggi e ciò che sarò in futuro, lo deciderò io oggi> Determinato, voce ferma e sicura, decisa. Spietato e intento a passare sopra qualsiasi cosa pur di raggiungere il suo obiettivo. Nella mano sinistra prende quel nastro, stringendolo in modo deciso. Tanti sono i ricordi che riaffiorano, i momenti dell'infanzia spensierata in cui giocava con quella fanciulla e poi l'onta e la vergogna imposti dalla sua famiglia. La sua maledizione così come la sua salvezza. <Per stasera credo sia sufficiente così> Stringe più saldamente il nastro, fino a legarlo al polso destro come se fosse un braccialetto. <Dormirci sopra farà bene ad entrambi, possiamo rientrare> Seguirebbe dunque la ragazza e l'anbu fino a ritornare al villaggio, per poi dirigersi a casa in quella che per lui sarà una notte lunga. Piena di ricordi che riaffiorano uno dopo l'altro. I tasselli mancanti del suo passato sono tornati al loro posto, così come anche la persona che per lui ha significato la rovina, è ritornata. Non prova rancore per lei, in fondo è stata una sua scelta. Chi doveva pagare ha già pagato. Eppure perchè avrebbe sacrificato tutto quanto per lei? Deve trovare la risposta a questa domanda ma non ora e non qui. [Chakra 16/20] Il sorriso impregnato di amarezza non sparisce per niente dal viso di Hanako. Le parole del ragazzo dai capelli argentati non fanno altro che risuonare dure. <...impari dai tuoi errori?> Un sospiro leggero. <Quindi ti ricordi me...> Unisce le mani in una muta preghiera. <Da un lato sono contenta, dall'altro... sono stata io a causarti quelle cicatrici, quindi non posso fare a meno di sentirmi in colpa.> La voce di Hayato risuona sempre più fredda alle orecchie della fanciulla che non può fare a meno di rabbrividire e di certo la colpa non è attribuita al top molto scollato, bensì a ciò che sta provando in questo momento. Stringe le spalle, come a farsi coraggio. <E' davvero sufficente?> La sua voce è flebile, quasi intimorita mentre cammina dietro l'Anbu. Stanno tornando a casa, o meglio, all'interno delle mura del villaggio. <...dormirci?> Non dorme esattamente da 24 ore, e sicuramente non ci riuscirà nemmeno quella sera. I pensieri di Hanako sono fin troppo numerosi per riuscire a conciliare il sonno. Quindi probabilmente passerà la notte a pensare senza mai smettere un attimo. Beh sicuramente ciò che è accaduto ha scosso in maniera particolare la ragazza. Soprattutto nel periodo peggiore della sua vita. Alza gli occhi al cielo osservando le stelle per un attima volta. Significa che il giorno dopo riceveranno una bella lavata dai superiori. Umetta le labbra, eppure non si sente a suo agio. Si sente come la persona più sbagliata sulla terra, soprattutto accanto ad Hayato. Dopo aver ricevuto i primi rimproveri da altri Anbu, si è diretta immediatamente fuori. <B-buonanotte.> Senza neppure guardarlo in faccia, si è diretta verso casa nel più totale silenzio, dove l'unica cosa che urlava erano i suoi pensieri.