Hiashi tira un D12 e fa 4
[Tavolo della Bettola] Gli occhi se ne stanno socchiusi in una fessura serafica, dolcemente impostata per rimaner sempre predisposta nei confronti di Hiashi che l’ha sempre trovata con quello sguardo di furia calma, come se il fuoco potesse trovar una nicchia accogliente dove ristorarsi dalle più grandi distruzioni. E le ciglia dolcemente ricurve che si spostano da lui, dal suo viso composto che ben conosce, alle sue mani che prendono i dadi. Prestandosi però oramai, a quelle labbra che oramai hanno appreso come risponderle a tono, da troppo tempo non perdon tempo a parlarsi, forse ai tempi in cui esso torno scosso dal suo viaggio verso Suna, aveva semplicemente accettato di prendersi cura di lui per il tempo in cui lui si sarebbe soffermato a Kusa, invitandolo a sostare nella sua Okiya. No, non è stato come avere un allievo, dal punto che Hiashi non lo è mai stato. Eppure, è come aver una vecchia piuma fragile tra le mani, nonostante sia oramai divenuto uomo. Le labbra, come petali di rosa opachi dalle venette color del vino, si stendono piano al suo ribeccarla da quella domanda cinica sull’esser un uomo tutto d’un pezzo dei Konohani e degli Hyuga. Certo lei, non può conoscer ne uno, ne l’altro, conoscendo in verità ben poche volontà di fuoco, e per lo più traviate dalla sete di potere e conoscenza. Le falangi sul legno, picchiettano mentre il capo s’alza e s’abbassa ad incassare il colpo. <Come quelle d’un dado da venti.> No, la stronza non nega di avere tante facce quante un uomo solo non potrebbe mai gestire. D’avere fuoco, ed al tempo stesso l’essenza della disperazione e della tristezza dentro di se. Ama il gioco, ed ama la tradizione. E’ una donna integra, forte- ed al coltempo, sa essere più fragile ed egoista di una bambina. Questa donna ingestibile, da cicatrici più profonde di quel che pare. Schiude piano le labbra, al suo chiosar composto, come a catturar l’aria e lasciare che il dado ruzzoli sulla superficie di legno. <Non c’è niente che mi possa far più male di me stessa, oramai.> Socchiude le palpebre piano. <Qualsiasi tua richiesta o domanda—varrà ugualmente la pena d’un gioco che possa corrompere la mia noia.> Dal punto che una donna, kunoichi, annoiata- potrebbe montar su una rissa nella bettola che vedrebbe sicuramente un paio di teste mozzate, anche senza la sua zanbato. Ma ecco che la fortuna le sorride, sentendo quel solletico piacevole ad altezza delle costole. Le labbra piegate in quel sorriso sornione e cheto; <Oh..> Oh, mai fidarsi di Kurona. Se non è erede di Manda, è solo un errore genetico. I due dadi dalle sei facce, cantano di due il primo, il secondo rotea e s’accosta nuovamente sul due. <…> Rimane in silenzio per qualche attimo, soppesando le sue intenzioni che come direbbe la mappa del malandrino, giura di non esser buone. Posa il piattino vuoto del sakè lentamente e poi, torna a emetter verbo. < Dal punto che giuri d’esser uomo tutto d’un pezzo- suppongo che un bacio non ti scomponga, mh?> Cerca di metterlo in difficoltà, la stronza. Facendogli nuovamente cenno ai dadi e scivolando al suo fianco con una semplice alzata di lombi contro il divano circolare. La destra che si poggia sulla coscia di Hiashi, dalla sua posizione eretta e composta da bravo Hyuga. <Se hai una domanda scomoda da pormi, giovane Hiashi.. Non hai bisogno dei dadi per farmela. O temi la risposta tanto da esser ritroso?> I capelli bianchi ed arricciati sopra la spalla, si spostano appena a coprirle una parte del petto, accavallando le ginocchia e guardandolo – con quel guizzo oltremodo curioso. [stessitag] [Tavolo della Bettola] La fortuna al gioco di Hiashi continua evidentemente, non avvezzo a quel mondo ed a quei comportamenti a lui tanto alieni viene beffato dalla sorte che sembra quasi volersi vendicare per essere stata ignorata per tutta la vita dal moro e così qualsiasi sia la misteriosa mano che decreta la faccia che un dado andrà a mostrare lo schiaffeccia con un doppio due e ne segna la sconfitta. Kurona si dichiara donna dalle molteplici facce, si dichiara immune al dolore e tremendamente annoiata tanto che perfino un gioco banale come quello può portar scompiglio nella sua vita, un gioco banale ma che porta con se "sfide" particolarmente grandi ed una è proprio li che si avvicina alla propria figura: Kurona e quella sua allusione ad un bacio. La mano sulla propria coscia, si irrigidisce -non pensate maleee- dato che non si aspettava di certo una simile iniziativa da parte della donna. Tenta quindi di sollevare la mano destra lentamente e con tutte le dita chiuse tranne l'indice cerca di raggiungere con questo le labbra della ragazza per poggiarvisi senza esitare ma con delicatezza, sempre che gli venga concesso. Che il suo tentativo riesca o meno il moro andrebbe a riprendere <l'ultima donna che ho baciato stava esalando l'ultimo respiro sotto il peso della mia lama dopo avermi fatto dono del suo cuore e di tutta se stessa> no non sta volutamente alludendo ad altro, è la sua visione della morte della madre <se sei solamente in cerca di qualcosa per vincer la noia avresti dovuto cercarmi prima. Di domande e proposte poco consone che potrei farti ne ho diverse ma...> si guarda intoron e non sono soli per cui non c'è bisogno di completare la frase. Solo che le sue parole sono facilmente equivocabili, ingenuo o genio manipolatore? Ingenuo! [Equip: portakunai fianco destro con: 4 shuriken, 4 kunai - portakunai cosia destra con: 5 kunai legati con nylon a fumogeni, 1 stock fumogeni - portakunai coscia sinistra: 4 kunai con carta bomba, 2 tirapugni - portaoggetti: 6 carte bomba, 1 bomba luce, 1 tonico coagulante, 5 fuda, 1 nylon, 1 nylon conduttore, trasmettitore, foto e documenti - 5 fuda con tronchetto nascosti sotto gli abiti - guanti ninja - vambracci metallici][Chakra on] [Tavolo della Bettola] La coscia superiore, posata sulla compagna, lascia che la canotta lunga fino a metà coscia s’arricci pigramente ad altezza del bacino e del fianco- quella mano poggiata lì con intenti puramente innocenti- di sostenersi e curvare il busto lievemente verso di lui, lo vede muoversi così sicuro di se- con i lunghi capelli color delle castagne in autunno, setosi come stoffe pregiate. Essa s’alza assieme alla compagna, della dolcezza del miele che cola sullo stesso corpo di Hiashi, scivolerebbe ad accarezzargli le guance con i polpastrelli, a partire dalle gote—fino a slittare nelle tempie. No- ecco la lieve pressione di quel dito che scivola sulle sue labbra lasciandola per un attimo perplessa ad osservare il viso dello Hyuga- come a domandarsi che diamine stia facendo con quel dito. Quei petali morbidi che si schiudono piano, carezzano il polpastrello del ninja della foglia, sfiorandolo con la punta della lingua biforcuta. Non spinge per andar oltre- semplicemente, si sta divertendo a giocar con lui come una bestia farebbe con la sua piccola carogna. Arriccia le ciocche color del cioccolato attorno alle falangi bendate, facendo scivolar il dito sul labbro inferiore, avanzando piano—lasciando che quel torpore fioco lo ingobli lentamente come se fosse una perversa allusione mossa ad una figura troppo ingenua per capirla. La lingua lo carezza, le labbra si chiudono e quando si ritira, lascia un flebile schiocco sullo stesso. E un sottilissimo strato di saliva, contando che è stato toccato di sfuggita solamente dalla lingua. Lascia che i suoi capelli scivolino tra le mani, come serpentelli innocui, sfoggiando uno sguardo che decanta a viso aperto un “Lo sapevo”, accompagnato da un semplice sospiro. <Non è una novità.> Sussurra piano a quella sua reazione, stringendo tra i polpastrelli la coscia dell’uomo, per poi lasciarla andare subito ed appoggiar le spalle all’angolo del divano, tenendo la gamba accavallata a ciondolare piano. <Non c’è nessuno che possa esser vagamente minaccioso o anche solo abbastanza sobrio da fermare una delle tue domande, Hyuga, avanti.> Sottolinea il *tue* come se—le sue allusioni ingenue non potessero in alcun modo sembrare abbastanza pericolose da obbligarla d’alzarsi da tavola e salire nelle stanze della Bettola per sapere cosa Hiashi voglia sapere esattamente da lei. Le mani che scivolano ad incrociarsi l’un sull’altra- lasciando che il suo odore sfugga e raggiunga le narici di Hiashi che le rimane, tutto sommato vicino. <Ti ha fatto male, la sua morte?> Domanda lei, rilassando lo sguardo. <L’amavi?> [Stessitag] [Tavolo della Bettola] Seppur lo sguardo resti fisso su quello di Kurona, sui suoi occhi e non su altro, non ha bisogno del Byaugan per notare come i movimenti delle gambe della ragazza si ripercuotano sulle vesti che indossa la Special Jonin. Il suo profumo più femminile di molti altri che può quotidianamente percepire attraverso le proprie narici, quella carezza che si lascia donare e che va a perdersi tra i propri capelli. Apre la bocca, sta per cominciare a dire qualcosa ma le labbra della ragazza e la lingua cominciano a far ciò che vogliono di quel dito e ciò sembra disorientarlo, spiazzarlo come se avessero minato le sue fondamenta lasciandolo evidentemente spiazzato. Un gesto che non conosce e non comprende a pieno ma che contemporaneamente... niente, fortunatamente ha un haori largo a coprirlo quindi niente da dire. Deglutisce a vuoto e per un paio di secondi socchiude gli occhi <T-tu conosci quest'ambiente molto meglio di me> risponde seppur a fatica per via della bocca e gola completamente secche. Tenta quindi di mettere mano al proprio piattino di sakè per svuotarlo e spegnere quell'arsura anche se la presa più salda sulla coscia non aiuta affatto un piccolo cucciolo innocente come lo Hyuga. Sebbene stia palesemente cercando di evitare il bacio che gli è stato chiesto, si lascia fare dalla donna ciò che più desidera: non è una battaglia, è una situazione nuova e sconosciuta e non sa evidentemente come reagire <l'amore non appartiene al mondo che abbiamo scelto Kurona-sama, ma si la sua morte mi ha addolorato e mi addolora tuttora. Non posso neppure incrociare certi occhi...> sta parlando troppo si blocca evidentemtne rigido ma cerca di armarsi di coraggio e con la mano prova a raggingere il volto di Kurona ed a spostarle i capelli in modo da sistemarli dietro l'orecchio -se anche quello non è sotto quegli strati di bende- e solo ora proverebbe ad avvicinarsi. Vuole farle una domanda, ma non si fida di tutte quelle orecchie e per questo motivo proverebbe a portare la bocca quasi a sfiorare la pelle della Kokketsu. Un sussurro, un filo di voce, vuole che sia solamente la donna a sentirlo <a chi va la tua fedeltà?> [Equip: portakunai fianco destro con: 4 shuriken, 4 kunai - portakunai cosia destra con: 5 kunai legati con nylon a fumogeni, 1 stock fumogeni - portakunai coscia sinistra: 4 kunai con carta bomba, 2 tirapugni - portaoggetti: 6 carte bomba, 1 bomba luce, 1 tonico coagulante, 5 fuda, 1 nylon, 1 nylon conduttore, trasmettitore, foto e documenti - 5 fuda con tronchetto nascosti sotto gli abiti - guanti ninja - vambracci metallici][Chakra on] [Locanda] Disgraziatamente per Hiashi, quegli occhi da caron demonio seguono ogni sua singola sfaccettatura con minuziosa ossessione, ricalca il suo viso, quelle mani che cercano conforto dentro ad un piattino di sakè mezzo pieno o mezzo vuoto, e si scopre a sorridere dolcemente ai movimenti di lui, e distoglier appena lo sguardo sul rimanente della sala. C’è chi beve, c’è chi mangia. Qualche uomo della Yakuza va e viene riscattando il serale dovuto a loro e tornandosene poi al Castello che fu distrutto un tempo da Orochimaru. Il petto s’alza piano, sfiorando lo stinco di Hiashi di tanto in tanto, con la punta degli zori bianchi, tenuti su come ulteriori bendaggi, sottili, ma necessari a confonderla con il buio, in caso dovesse tentare di appartarsi e rispondere ad una probabile offensiva. Del resto nella vita, esiste qualcosa di più dolce dell’innocenza corrotta? E’ la sciocca accozzaglia d’esperienza che fanno di lei quel che è tutt’ora, per metà un etterna geisha, per metà una iena affamata di giustizia. Che per altro, sembra avere sul suo palato lo stesso gusto della vendetta. S’è morsa divertita il labbro, infrangendo la promessa tra quei petali composti torturando quell’inferiore fino a farlo arrossare ulteriormente. Sì, lo ascolta, ma si limita a non emetter verbo, fin quando non è il calore del corpo di Hiashi a farle distoglier lo sguardo da quella manciata di uomini che se ne vanno dal locale per cercar qualcosa di più sostanzioso di una vecchia bettola scadente e dalle seggiole polverose o qualche divanetto appartato. Rimane chi ha pochi spicci da spender in sakè che si presenta, tuttavia, di una scarsa qualità. Dal sapore salaticcio e forte di una fermentazione avvenuta nello stretto necessario. Non può che rivedere se stessa in quelle parole; non c’è posto per l’amore in questo mondo. E non c’è posto per gli innamorati. Ne per l’amore di una madre, ne per quello per il proprio partner. Tuttavia, non muta l’espressione assorta sul suo viso, che si perde come una ninfa dei boschi tra le parole di lui che ora, le scosta i capelli morbidi trovando nudo- il suo orecchio. China semplicemente il viso ad ascoltarlo, socchiudendo le palpebre per la bava di calore che la carezza. <…> La domanda è arrivata, soppesando se parli del Consiglio o invece… Di Mifune. Ad ogni modo, la risposta sarebbe la stessa. Sussurrata intimamente. <Dalla parte del popolo.> … <E dalla parte dei miei obbiettivi.> Che freme, come un mostro sottopelle, il desiderio di sradicare e prendere tutto quello che il padre ha pianificando, arrivando più sopra di quel che lui ha pianificato. Socchiude piano gli occhi, scostando il viso- ma non nell’intento di sfiorarlo. Per quanto la vicinanza infonda la tensione di uno spazio volutamente corrotto. Per la mente dello Hyuga dove, Kurona cerca d’accedere come un virus infetto, prendendo possesso di ogni.. suo.. nervo. Delle mani soffici, dolci, paiono scostargli l’haori e scivolar sulle cosce, in direzioni ripide- proibite. Ma lo fanno con straziante lentezza, infondendo tanto dolore, tanta attesa—quanto la scomodità delle sensazioni nuove. Accende ogni suo nervo come se la mente di Kurona, fosse dotata di mani che schiacciano ogni suo tasto per renderlo il suo personale giocattolo. In balia di una bambina, mai davvero accontentata da un mediocre divertimento. <E tu.. Hyuga?> Chiosa ad un centimetro e mezzo dalle sue labbra, scostando il viso in prossimità del suo orecchio—dipingendo la sua pelle come se fosse egli stesso la sua personale tela, e lei la pazza artista sadica di questo capitolo. Dalle narici esce uno sbuffo divertito, passando il labbro inferiore ad accarezzare quel lembo di pelle appena sotto l’orecchio. <A chi devi la tua fedeltà?> A Konoha? A te stesso? Eppure, scavando dentro Hiashi- ha visto l’alone nero della vendetta. Dell’astio.. In quell’illusione dove Kurona l’avrebbe schiacciato e preso, come un pupazzo nelle mani sbagliate—sosta il calore reale della mano affusolata di Kurona che si poggia a livello dello sterno, tra i legacci di quell’Haori. <Non fingere con me..> Sussurra piano, in un tono che vuol esser udito solo da Hiashi. <Fiuto il tuo rancore.> Chi non riesce a guardare negli occhi? Chi ha ferito il suo piccolo passerotto? [stessi tag][Illusione dei sensi I – narrativa] [Tavolo della Bettola] Se il moro potesse entrare nella mente di Kurona probabilmente dopo due minuti sarebbe più simile ad un Joker versione shinobi che non allo Hyuga posato che ostenta. La donna gli è più vicina di quanto non vorrebbe ma pur di non far sentire le proprie parole è stato costretto ad avvicinarsi a propria volta ma è stato ciò che ha sancito la sua sconfitta scatenando praticamente Kurona e la brama di corruzione che sembra manifestare la ragazza nei confronti di un illibato ed ingenuo shinobi tutto lavoro niente divertimento. Le risposte di Kurona arrivano e le ritiene certamente sincere, ma sono quantomeno quelle che meno possibilità possono offrire al chunin per sfilare qualche informazione cruciale. Comincia a sentirsi strano, la propria mente non è in grado di tenere testa alle capacità della donna che trova strada praticamente spianata arrivando a prendere possesso dei propri nervi. Sente chiara la sesazione delle mani che scivolano lungo le cosce ed un velo di panico nasce nei suoi occhi, perle che vengono sgranate e quasi completamente denudate dalle palpebre che si spalancano, inspira nerovosamente trattenendo il fiato come chi viene colto in fallo. I propri nervi sono sotto il controllo di Kurona ed avverte quella pressione che lei gli impone ma qualora riuscisse ad avere il controllo dei propri muscoli proverebbe a mettere in tensione le gambe che proverebbero a spingerlo ed a farlo scivolare qualche centimentro più in la mentre le mani proverebbero a tentoni di proteggere il proprio inguine. Ciò permetterà a Kurona di poggiargli tranquillamente la mano sul petto ma il moro deve necessariamente deglutire ancora, ancora a vuoto, quel volto così vicino <la mia fedeltà?> sembra aver difficoltà nel ricollegare il cervello <All'Hokage, al Villaggio> non menziona il clan, la fonte del suo rancore e di tutto ciò che gli è capitato <se puzzo di rancore avrò bisogno di fare un bagno> prova a svicolare come il topino che prova a pescare il jolly dal mazzo mentre prova a scampare agli artigli del gatto sebbene sia ormai con le spalle al muro [Equip: portakunai fianco destro con: 4 shuriken, 4 kunai - portakunai cosia destra con: 5 kunai legati con nylon a fumogeni, 1 stock fumogeni - portakunai coscia sinistra: 4 kunai con carta bomba, 2 tirapugni - portaoggetti: 6 carte bomba, 1 bomba luce, 1 tonico coagulante, 5 fuda, 1 nylon, 1 nylon conduttore, trasmettitore, foto e documenti - 5 fuda con tronchetto nascosti sotto gli abiti - guanti ninja - vambracci metallici][Chakra on] [Locanda] Trattiene una risata alle sue mosse, svincolandosi dalla vicinanza con Kurona tanto- forse troppo facilmente per poter additare le unghie della kunochi come quelle di un gatto. Ma quelle mani- quelle mani mio giovane hyuga, sono nella tua mente e non sul tuo corpo, per quanto tu possa cercare di fermarle, sono un serpente sotto il primo strato di pelle e sembrano viaggiare con quella dolce lentezza e scivola sotto i tuoi palmi. Le sente, Hiashi, come se qualcosa passasse sotto i suoi palmi tanto dolcemente- straziandolo, senza mai dargli vera soddisfazione. Ancora quel labbro sotto gli incisivi, vien preso e tirato, lasciando che le parole arrivino con il contagocce e rimbombino nella testa di Kurona che si diverte- brutto ratto di periferia, a guardarlo. In panico. Teso. Così composto da montarle nello stomaco la stessa identica voglia di farlo a pezzi e schiacciar ogni suo centimetro nella sua gabbia di volere e divertimenti. Due persone così differenti, messe a confronto. Una donna dall’enorme potere illusorio che spezza ogni regola, votandosi solamente a se stessa, da risposte vaghe- per il semplice motivo che la domanda di Hiashi era altrettanto vaga- certo, a chi offre la sua fedeltà, Kurona? A se stessa. Sempre e solamente fedele a quella carne che la porta a spasso facendo da guscio deturpato ad un anima presa e masticata dalla vita peggiore che possa camminare e calpestare i nove villaggi. Espira piano, abbassando le spalle e alzando invece i polpastrelli che gli avevano sfiorato lo sterno. Tra i pettorali, sulla stoffa—eppure sotto le mani di Kurona, Hiashi sente accendersi la scia che altera le sue percezioni, come se qualche strana droga—l’avesse fatto divenire una bomba ad idrogeno sul punto di scoppiare. Manipolar le menti è così divertente- per lei. Che ora, parlando di *possessione* potrebbe fargli sentire tanto piacere, come tanto male. Potrebbe paralizzarlo. Potrebbe fargli sentire freddo, caldo, fargli vedere qualsiasi posto lui voglia vedere. Il paradiso, l’inferno? Oppure, bloccar il suo udito e fargli smetter di sentir un solo verbo. O bendargli gli occhi e lanciarlo nel baratro. Ora- è il suo burattino. L’indice dall’unghia smaltata di nero, scivola sulla gola, come a volergli far alzare il collo. <E la tua famiglia?> Parole dei Konohani. Il nono, il clan, il villaggio. Son così tutti presi da quel che sono, da non potersi godere neanche una facciata che ci dona la vita. La nocca dell’indice gli alzerebbe il mento, guardandolo. E non trattiene più quel mezzo sorriso sadico, sfoggia sulle labbra come se fossero ornati di petali di black baccara. <Mi piace il tuo odore.> La voce si mantiene bassa- non le è necessario urlare. Se volesse, potrebbe sussurrare direttamente nella testa dell’uomo e farsi sentire. Ovunque lui sia. <Sei arrogante.> Eppure, non suona come un insulto. Ogni qual volta che lui issa la testa, fiero- rispondendole a tono. La diverte ed allo stesso tempo, la costringe ad andar avanti per schiacciarlo psicologicamente sotto il suo volere. <E hai—sulle tue labbra- un sentore d’odio.> Le dita scivolano, da sotto il suo mento, si ritirano piano distaccandola quasi completamente –non fosse per il fianco- dal suo corpo. La coscia piano scende dall’altra ove era accavallata, rimanendo strette, puntate contro il ginocchio di Hiashi. <Il trattenerti fa parte della tua integrità?> Socchiude quei due fari rossi, soppesandolo nella sua morsa- come se per lei non costasse alcuna fatica, mentre Hiashi—per sfuggire da lei ha bisogno del dolore. <Pensi che questo sia conseguenza o preludio dell’amore? Ti sbaglieresti.> … <E’ un gioco.> Sussurra piano, scivolando sul divano fino ad appoggiare nuovamente la schiena, alzando la coscia destra e poggiandola su quella di Hiashi- come se fossero –e lo sono- amici di vecchia data. <Un gioco al quale tu non sai giocare.> Chiude gli occhi, quelle mani scivolano oltre le sue barriere—si sfizia a guardare quel rossore sul viso, a sentir le sue parole confuse, incerte- abusando di una mente, che non può scavalcarla, ancora. Torpide, dolci- lo carezzano. Lasciando che lei sia apparentemente immobile, a guardarlo-- <Anche io provo odio, sai?>…<Potrei parlarti del mio, se tu mi parli del tuo. Un patto.> [Stessi tag] [Tavolo della Bettola] Quelle mani non si fermano, non sono mani vere ma ormai è sotto il controllo della mente di Kurona e non se ne è ancora accorto dato che si ritrova in una situazione tanto spiacevole ed imarazzante quanto gradita ed agognata inconsciamente. A ventitreanni esiste anche un bisogno fisiologico di procreare, ma per chi non ha mai conosciuto il calore di una donna, cresciuto da solo con la nonna, è rimasto completamente all'oscuro degli aspetti "piacevoli" della vita perdendosi la passione della carne. Almeno fino ad ora <la mia famiglia è stata sterminata> per certi versi è anche vero. E' palese l'imbarazzo ed il disagio che lo attanagliano <so giocare ai dadi> risponde alla donna <ma se stai giocando ad un altro gioco Kurona-sama, qualcosa a cui non so giocare, insegnami> ammettendo di non saper giocare non può non ammettere la propria sconfitta in una circostanza del genere <io...> comincia a mordersi il labbro inferiore. Nella sua mente in questo istante è incorso una guerra tra l'esercito della razionalità che gli impone di scappare e quello del desiderio che gli impone di abbandonarsi <non è un cattivo patto, ma tu non hai ancora tirato i dadi, saresti disposta a rivelarmi informazioni confidenziali anche se non ho vinto al gioco?> sembra scuotersi, sembra sforzarsi di recuperare un minimo di lucidità e prova a poggiare entrambe le mani sulle guance di Kurona con i palmi con una presa ferma e decisa <odio e rancore non sono storie da affrontare con leggerezza> il pensiero dei marci Hyuga lo tormenta, ma non può far nulla al momento <devono essere accompagnati da un sakè degno di questo nome. Vogliamo spostarci in un locale migliore?> [Equip: portakunai fianco destro con: 4 shuriken, 4 kunai - portakunai cosia destra con: 5 kunai legati con nylon a fumogeni, 1 stock fumogeni - portakunai coscia sinistra: 4 kunai con carta bomba, 2 tirapugni - portaoggetti: 6 carte bomba, 1 bomba luce, 1 tonico coagulante, 5 fuda, 1 nylon, 1 nylon conduttore, trasmettitore, foto e documenti - 5 fuda con tronchetto nascosti sotto gli abiti - guanti ninja - vambracci metallici][Chakra on] Gli occhi permangono bassi, tenendo quel profilo placido che potrebbe irritare chiunque si trovi nella situazione di Hiashi- dove parte della sua integrità è stata sbriciolata sotto le dita d’un egoista bambina annoiata. Si trova a sporger appena il labbro inferiore ascoltando le sue parole, i suoi timori- quel modo in cui freme sotto la sua illusione che la porta –con ben poca innocenza- ad abbassare lo sguardo vanamente, per mera curiosità, riportandolo nell’immediato che segue negli occhi che paiono opali scesi dalla luna di Hiashi. Quelle due perle immense, dal taglio freddo e simmetrico, i suoi capelli lunghi che si muovono sotto la prima e fioca bava di vento. Attende- lei. Che esso parli, fino a che non lo vede sporgersi contro di lei e prenderle le guance d’impeto, lasciandola quanto più interdetta da qualcosa che proprio non s’aspettava. Insegnargli? Gli occhi rossi ed immensi di Kurona, paiono l’eclisse che possiam vedere in un alba di sangue una volta ogni tot anni, fino ad issar le ciglia che, ricurve, sfioran la palpebra per qualche istante. Come può, un uomo- non capire di che cosa stan realmente parlando? Come può Hiashi, esser così candido e non sentir alcuna attrazione ne bisogno fisico, da abbandonarsi ai giochi perversi di Kurona? Per qualche istante, tra quelle mani chi l’afferrano, si sente fragile e minuta com’è realmente. Un metro e sessanta di donna, da lunghi capelli bianchi ed ondulati. Sfiata leggermente, riaprendo gli occhi sui suoi e immergendosi nel bianco mare di latte opacizzato che la fissano costantemente. Hiashi se solo vorrebbe, potrebbe vederle anche l’anima con quell’antico potere- un potere che Kurona ha imparato già a temere dai gemelli d’esso, che odia- e l’infuriano come se gettassero benzina sul fuoco. La sinistra si poggia tremolante sulle nocche di Hiashi, quelle che le hanno preso il viso con ambo le mani. Lo carezza dolcemente- infilando i polpastrelli sotto il suo palmo così da scostarla e trascinarla davanti alla sua bocca- dove non si evita di lasciarci un bacio casto, caldo- più con una vena di cordiale affetto tra amici. <E’ un gioco a cui non sai giocare, Hiashi.> Facendo cenno con gli occhi al suo corpo, teso- bramoso silenziosamente. Sebbene non sia la donna più indicata- per iniziar a giocarci, socchiude piano gli occhi, alludendo alle sensazioni che tanto l’hanno tenuto sulle spine in tutto questo tempo. Lo lascia andare, dopo avergli baciato il palmo, socchiudendo le spalle tra di loro. <E’ il tuo corpo, che lo dice.> La batosta che vuol farlo vergognare- oltre al danno, come si suol dire… Ma non è il farsi beffe di lui, quanto più il desiderio percepito chiaramente di respinger le sue mani illusorie, forse per vergogna, forse perché—non capiva. <Non c’è proprio la minima necessità in te—di--- Oh- beh, non importa.> Scuote piano il capo, scivolando a cozzar il naso contro quello di Hiashi. Le gambe che si flettono, quell’illusione gli da tregua. Ha ragione, certi discorsi vanno fatti in silenzio, davanti a dell’ottimo Sakè ed un po di intimità. Infatti, issandosi, glielo concede. <Hai ragione. Ci si lecca le ferite solo di nascosto.> [END PER CAMBIO CHAT] [Tavolo della Bettola] Un corpo desideroso di piacere che si scontra con una mente ancora bambina sotto questo punto di vista che non sa come effettivamente reagire a tali bisogni e necessità. Le reazioni fisiologiche ci sono tutte nel corpo del ragazzo che sta pregando tutti i Demoni codati che non si veda sotto gli abiti, ma quella reazione sembra riuscire a colpire la Special tanto da mollar quel giocattolo con disinteresse quasi <ma di quale gioco parli? si usano le carte?> si, è scemo! Ha battuto la testa da piccolo, facciamo finta che sia così <il mio corpo?> quasi colpevole nel tono abbassando lo sguardo <ti chiedo perdono Kurona-sama, io non... non so cosa mi sta succedendo non ho ma-mai sentito certe cose> si riferisce al desiderio carnale chiaramente. Si sente colpevole di quelle reazioni involontarie che ha provato e del piacere che avvertiva sotto l'influenza della illusione di Kurona, ma più di tutto si sente colpevole perchè ne vorrebbe ancora e ne vorrebbe di più. Ammetterlo però probabilmente non lo farà mai <I-io> e fu così che Kurona ruppe il suo giocattolo mandandolo in cortocircuito. Fortunatamente l'offerta di spostarsi viene accorta favorevolemente ed ecco allora che silenzioso ed abbastanza mesto come un cane bastonato dalle parole della Kokketsu andrebbe a muoversi con la testa quasi incassata nelle spalle per lasciar quel fatiscente locale [End per cambio chat]